Sotto il Monte, nel paese di Papa Giovanni quel milione di euro di offerte sparito nel nulla

ROMA – Un’offerta dietro l’altra per un totale di un milione di euro. Offerte che migliaia di pellegrini ogni anno a Sotto il Monte (Bergamo) infilavano nelle cassette delle elemosine, convinti di contribuire alle opere realizzate nel nome di Papa Giovanni. E che invece per dieci anni sarebbero finite in gran parte nelle tasche di uno dei principali collaboratori della parrocchia, come ha rivelato per primo Bergamonews. Il collaboratore, un ex amministratore comunale, avrebbe utilizzato le cassette delle offerte come il proprio bancomat personale per un decennio, fin da quando a capo della parrocchia era monsignor Angelo Bertocchi, parroco per 27 anni.

Fabio Paravisi per il Corriere della Sera scrive:

Nel 2011 il posto di don Angelo viene preso da monsignor Claudio Dolcini, che riorganizzando i servizi chiede a tutti i collaboratori di restituire le chiavi in loro possesso. Lo fanno tutti tranne uno, che trattiene un mazzo di scorta che gli dava accesso alle cassette delle offerte, dalle quali – il condizionale è d’obbligo- avrebbe continuato a prelevare denaro. Al parroco, che si ritrova cassette di elemosine semivuote o con un gettito molto inferiore al previsto, passa presto il sospetto che i pellegrini siano diventati di braccino corto, e comincia a farsi venire qualche dubbio su quel collaboratore, che scopre nelle chiese in orari strani ricevendo giustificazioni poco credibili sulla sua presenza.

Allora decide di tendere un tranello al sospettato, lasciando in bella vista del contante in un momento in cui sa che in quel luogo ci sarà solo lui. E il denaro sparisce. Don Claudio decide quindi di risolvere direttamente la questione, affronta il collaboratore, gli chiede di restituire le chiavi e di non farsi più vedere in chiesa. Poi porta la questione nel Consiglio delle attività economiche della parrocchia, dove viene fatta una stima dei soldi che possono essere stati fatti sparire nell’arco del decennio (arrivando a calcolare appunto un milione di euro) e si pensa anche a un modo per farseli ridare. L’idea del Consiglio è quella di cercare di risolvere la questione con le buone, non presentando alcuna denuncia e proponendo al collaboratore di restituire il maltolto attraverso un sistema di rate mensili più la cessione di alcuni immobili di sua proprietà. Il sospettato non avrebbe nemmeno risposto, anche perché si trova a sua volta in difficoltà economiche. «Negli anni scorsi vedevamo che la sua ditta lavorava molto e pensavamo che avesse un buon rapporto con le banche – racconta un suo conoscente -. Invece, a quanto pare aveva altre forme di finanziamento. Ma non è bastato, perché lo scorso anno la ditta è fallita».

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Alessandro Avico