SPOLETO – Lei avrebbe un amante. Lui sostiene che lei è stata ossessivamente insidiata dall’altro al punto di rovinare la vita familiare. Provocando la depressione del marito e il grave disagio dei due piccoli figli. Che fare? Il marito cita in giudizio il presunto amante e gli chiede il risarcimento di 600 mila euro per i danni morali.
La causa è iniziata giovedì a Spoleto e ovviamente prima della sentenza passerà un po’ di tempo in quanto la causa civile richiede in genere un’articolata istruttoria, comprendente testimonianze, perizie mediche e psicologiche, valutazione delle prove e diversi atti scritti difensivi.
Fino a poco tempo fa erano considerati risarcibili, dalla dottrina e dalla giurisprudenza, solo i danni morali procurati da un reato. Quando l’adulterio era reato, il fedifrago e il suo complice potevano anche rispondere dei danni morali provocati al tradito. Oggi, però, sono risarcibili i danni non patrimoniali conseguenti alla lesione di diritti e valori costituzionalmente garantiti, tali da alterare la personalità della vittima, per esempio nella sua identità personale o nella libertà di vivere in un certo modo.
Dunque, il danneggiato deve, tramite concreti e circostanziati fatti, poter dimostrare che il comportamento di un altro, in questo caso il presunto amante, ha leso precisi suoi diritti assoluti, protetti dalla costituzione, in modo tale da provocargli danni che condizionano negativamente la sua esistenza. Tradire non è un illecito, quanto invece una grave violazione delle regole di condotta imperative poste dal contratto matrimoniale. Il marito però in questo caso ha fatto causa all’ipotetico amante. Comunque andrà la sentenza dovrebbe far luce sulla questione.
