BARI – Ha dovuto attendere 24 anni per veder riconosciuto il diritto ad un risarcimento per le lungaggini di un processo civile instaurato dal padre, nel frattempo deceduto, rimasto invalido per cause di servizio ma al quale non veniva pagata l'indennita'. E ora l'Agenzia delle Entrate gli chiede di pagare le tasse per quell'indennizzo mai versato dallo Stato perche', a suo dire, non ci sarebbero i soldi. La notizia e' riportata dal Corriere del Mezzogiorno nell'edizione barese.
E' la vicenda quasi kafkiana di Vito Cea, figlio di Paolo, ex poliziotto rimasto invalido dopo una colluttazione con alcuni rapinatori. L'uomo nel 1983 era stato costretto a trascinare in un'aula di tribunale il ministero dell'Interno per cercare di farsi pagare l'indennita' di invalidita', gia' riconosciutagli. La sentenza favorevole e' arrivata nel marzo 2009: Paolo nel frattempo era morto, ma a reclamare i diritti ci aveva pensato il figlio Vito. Neanche un pignoramento al ministero dell'Economia e' servito ad ottenere il pagamento dallo Stato, ma intanto lo stesso Stato ha chiesto alla famiglia Cea, attraverso l'Agenzia delle Entrate, di pagare l'Irpef per le somme che ancora deve corrispondere. E ora la famiglia sta pensando di rivolgersi alla Corte europea per i diritti dell'uomo per vedersi riconoscere i propri diritti.