Claudio Martelli, dopo essere stato ascoltato ieri sera dall’Antimafia sulle stragi del 1992-1993 torna sul tema: “All’allora ministro dell’Interno, Nicola Mancino io non ho mai parlato di una ‘trattativa’ ma solo di questa iniziativa anomala di due ufficiali del Ros: il capitano De Donno e il generale Mori”.
Partecipando alla presentazione, alla Camera, del libro ”Il bambino che sognava i cavalli”, di Pino Nazio, che racconta i 779 giorni di prigionia di Giuseppe di Matteo, il figlio di Santino Di Matteo, Martelli ha fatto notare che ”i giornalisti collocano queste parole sempre nell’ottica della trattativa:io non la penso così. E l’ho detto da oltre un anno, inutilmente” .
L’allora ministro di Giustizia aveva già respinto qualsiasi ipotesi di una trattativa dilungandosi su quello che aveva definito un ”abuso di potere” di due alti ufficiali del Ros, il ”servizio segreto dei carabinieri”, che volevano ”dimostrare che da soli potevano battere la mafia”, intervenire sulla strategia delle stragi e magari ”fare il colpo grosso’.
Martelli, ministro della Giustizia dal febbraio 1991 al febbraio 1993, ha detto di avere sull’episodio ”singolare” della visita fatta alla allora direttrice degli Affari Penali, Liliana Ferraro, una valutazione diversa da quella che dà la magistratura. ”Io non ho mai parlato di trattativa. Quello è il ‘calco’, fondato sulla convinzione dei magistrati, a cui si rifanno tanti giornalisti”.
E Martelli spiega che della cosa, valutata da subito come una anomala attivazione del Ros che non poteva più occuparsi di mafia dopo la nascita della Dia, parlò subito prima con il generale Taormina e poi”probabilmente” con l’allora ministro dell’Interno Scotti. Su questo pero’ i ricordi di Martelli non sono definiti, netti.
