ROMA 29 MAG Marzabotto San – ROMA, 29 MAG – Marzabotto, Sant'Anna di Stazzema,
Civitella Val di Chiana: tutte localita' tragicamente segnate
dalla lunga scia di sangue che nella Seconda guerra mondiale
accompagno' la ''ritirata del terrore'' delle truppe naziste dal
nord al sud dell'Italia. Si calcola che furono circa 400 gli
eccidi compiuti, per un totale di circa 15.000 vittime
innocenti. I responsabili, rimasti impuniti per decenni, sono
oggi in gran parte deceduti. Ma non tutti.
Diciassette di loro, condannati dalla Cassazione in via
definitiva all'ergastolo, continuano a vivere tranquillamente
nelle loro case in Germania: questo perche' i mandati di arresto
europeo nei loro confronti sono stati respinti al mittente (solo
in due casi gli ordini di cattura non sono stati ancora emessi),
cosi' come non hanno avuto esito i successivi tentativi dei
magistrati di far scontare le pene nel loro Paese.
Il dato e' stato confermato all'ANSA dal capo della procura
militare di Roma, Marco De Paolis, l'ufficio giudiziario
attualmente competente per la stragrande maggioranza di questi
procedimenti. Processi che lo stesso magistrato ha in buona
parte istruito a partire da meta' degli anni '90, dopo la
scoperta del cosiddetto ''armadio della vergogna'', quando era
procuratore militare della Spezia (ufficio poi soppresso).
Tra questi ex criminali di guerra, oggi tutti ultraottantenni
e alcuni quasi centenari, vi sono i responsabili di alcuni dei
peggiori eccidi compiuti nel corso della seconda guerra
mondiale. In particolare, sono otto i condannati all'ergastolo
dalla Cassazione per la strage di Sant'Anna di Stazzema (560
vittime) che sono ancora in vita e non scontano la pena; tre
quelli per Marzabotto (770); uno per gli eccidi di Civitella Val
di Chiana, Cornia e San Pancrazio (244); uno per Branzolino e
San Tome' (10), uno per la Certosa di Farneta (oltre 60 morti) e
uno per Falzano di Cortona (16 i civili trucidati). Solo un
secondo condannato all'ergastolo per quest'ultima strage, Josef
Scheungraber, di 93 anni, e' finito in prigione, ma soltanto
perche' e' stato condannato anche in Germania per quell'eccidio.
Per tutti i condannati definitivi la magistratura militare ha
emesso nel tempo i relativi mandati di arresto europeo, ma la
Germania ha sempre rifiutato la consegna (solo in un caso si e'
ancora in attesa di risposta). I giudici con le stellette hanno
quindi giocato la sola carta rimasta, inoltrando al ministero
della Giustizia la richiesta di esecuzione della pena in
Germania, ma a tutt'oggi non hanno ricevuto alcuna risposta. Di
queste loro istanze si sono perse le tracce e allo stato non si
sa nemmeno se sia il governo tedesco che deve ancora
pronunciarsi, oppure – come sembrerebbe, stando ad indiscrezioni
che pero' non e' stato possibile verificare – se e' quello
italiano che non ha mai inoltrato l'istanza alla Germania.
Solo per due dei condannati dalla Cassazione al carcere a
vita – ritenuti responsabili delle stragi compiute nell'agosto
'44 nel comune toscano di Fivizzano, dove furono trucidate
complessivamente 346 persone, in maggioranza donne e bambini –
il pubblico ministero non ha ancora spiccato il mandato di
cattura europeo in attesa che diventi irrevocabile la condanna
anche per altri due coimputati. Ma e' difficile che la Germania
adotti una decisione diversa dalle precedenti. .