TREVISO, 3 NOV – ''Ha cercato di depistarci, di cambiare telefonini, e da questo si deduce che forse qualche aiuto lo ha avuto. Per arrestarlo abbiamo dovuto correre perche' il problema era localizzarlo''. E' soddisfatto il procuratore della Repubblica di Treviso Antonio Fojadelli per l'arresto nel tardo pomeriggio a Parigi di Julio Cesar Zoluaga Aguirre, il ventiseienne colombiano accusato di aver violentato una studentessa poco lontano dalla stazione ferroviaria di Treviso.
Fojadelli, interpellato dall'ANSA, ha sottolineato lo stretto rapporto di collaborazione tra la polizia italiana, l'ufficiale di collegamento in Francia e la polizia d'oltralpe: ''C'e' stata anche una perfetta intesa tra l'autorita' giudiziaria e quella francese''. Il procuratore di Treviso ha poi evidenziato che non e' stata ''una caccia facile'' in quanto una serie di elementi farebbero supporre che il colombiano nel corso della sua fuga abbia trovato in qualche modo degli appoggi.
Dalle indagini e' emerso anche che ha telefonato in Italia, anche alla madre, chiedendo dei soldi. ''Si' – ha detto ancora Fojadelli – ha lasciato delle tracce''. E su queste, ha rilevato con soddisfazione, c'e' stata l'attenta opera di indagine da parte della squadra mobile della questura di Treviso.
''La cittadinanza ora si sente piu' tranquilla'', ha aggiunto il magistrato che poi tornando sulla fattiva collaborazione tra polizie e autorita' giudiziarie di paesi diversi, ha detto: ''Anche questo e' la dimostrazione di uno spirito europeo; quando c'e' unita' d'intenti si raggiungono risultati''.
Riguardo i tempi di estradizione del colombiano, secondo il procuratore ci vorranno alcune settimane per espletare tutte le procedure di garanzia legate al mandato di arresto europeo che, nel caso specifico, era per violenza sessuale.