
ROMA – Stuprarono una ragazzina di 15 anni a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Un branco di otto contro una, tutti minorenni. A turno e senza pietà ben sette anni fa, ma non sono stati condannati. Per loro ora scattano i servizi sociali: dovranno assistere anziani e anche donne maltrattate. La madre della ragazza non si dà pace per un calvario iniziato 7 anni fa e che vede gli stupratori della figlia liberi e non puniti. A Montalto di Castro la gente si schierò con gli aguzzini della ragazza e l’intenzione del ministro Paola Severino di riaprire il processo sfuma.
Maria Novella De Luca racconta su Repubblica l’evoluzione della vicenda giudiziaria. Per gli otto imputati il pm Carlo Paolella aveva chiesto quattro anni di carcere ciascuno, ma la sentenza li ha affidati ai servizi sociali:
“I colpevoli, rei confessi di aver stuprato Maria (nome di fantasia) che nel 2007 aveva soltanto 15 anni, per circa un anno e mezzo dovranno “prestare servizio”, presso residenze per anziani e comunità. Ma anche, ed è un paradosso nel paradosso, dovrebbero essere utilizzati nei centri dove si rifugiano le donne maltrattate, le donne violentate, in fuga proprio da uomini che hanno compiuto i reati degli otto del branco. Si conclude così una storia emblematica e triste, un processo infinito mai arrivato ad una sentenza e che adesso, se per i violentatori funzionerà la “messa in prova”, sarà annullato, estinto”.
Agata, la mamma della ragazza stuprata, piange per la sentenza. La sua battaglia, combattuta anche dalle donne dell’Udi e dalla consigliera comunale di Viterbo, Daniela Bizzarri, sente di averla persa:
“«Sono più delusa che mai, non credo più nella giustizia italiana. Ogni giorno vengono violentate donne e ragazze, tutti gridano denunciate denunciate, ma poi per le vittime inizia il calvario mentre gli stupratori restano liberi. I giudici dicono: allora erano ragazzi, bisogna dargli una opportunità. E Maria allora? Non era quasi una bambina anche lei?». Aggiunge Agata: «Come mamma rifarei tutto dall’inizio, ma dopo sette anni di pianti non abbiamo ottenuto niente. Tra pochi mesi per loro sarà finito tutto, per noi la pena non finirà mai». E Agata racconta ancora. «L’avvocato mi ha detto che alcuni di loro andranno a “lavorare” nei centri per le donne maltrattate, come è possibile?»”.
La decisione di affidare gli stupratori a centri per donne maltrattate lascia incredula Teresa Manente, avvocato dell’associazione “Differenza donna”:
“Stento a credere che un tribunale per i minori abbia pensato di inserire degli stupratori nei nostri centri, dove donne in grave pericolo di vita cercano di ritrovare se stesse…Probabilmente c’è un equivoco. Ma questa messa in prova, per un delitto così grave come lo stupro di gruppo, paragonabile ad un tentato omicidio, dimostra ancora una volta quanto nei tribunali la violenza sessuale venga sottovalutata”.
La Manente spiega a Repubblica che la giovinezza degli imputati non può essere considerata una attenuante, specialmente oggi che gli aggressori sono divenuti tutti maggiorenni. Giulia Bongiorno, ex presidente della commissione Giustizia della Camera, ha commentato
“«In astratto difendo il principio della seconda prova per minorenni che compiono un reato, anche grave. Ma il vero problemaè che la lunghezza dei processi, fa sì che la sanzione venga applicata a persone completamente diverse da quando hanno commesso il fatto. La messa in prova che può essere comprensibile per dei minorenni, può apparire incongruente per degli adulti…»”.
Un’interrogazione parlamentare è stata annunciata da Lorenza Bonaccorsi del Pd, che ritiene la sentenza una “decisione indegna”, mentre l’avvocato difensore di uno dei ragazzi del branco, Antonio Cardamone, dichiara:
“«Il tribunale dei minorenni ha applicato in maniera puntuale quello che è previsto dal processo minorile. Siamo in presenza di ragazzi che all’epoca avevano all’incirca 14 anni e penso che nessuno possa auspicare una detenzione carceraria. Hanno tutti chiesto scusa, hanno tutti dimostrato la loro resipiscenza, di più non si poteva fare»”.
Ma la mamma della ragazza stuprata è stanca e non trova la forza di chiedere un ricorso. A lei rimane solo il dolore per questa vicenda e la giustizia che ritiene le sia stata negata:
“«Mai nessuno ha chiesto scusa, li ho visto soltanto ridere e scherzare»”.
