NOTO (SIRACUSA), 15 OTT – I drastici tagli ai finanziamenti e l'aumento dei giovani studiosi che lasciano il Paese per andare a completare la loro formazione all'estero rischiano di far scomparire l'antropologia italiana e di potenziare quella degli altri Paesi. E' l'allarme lanciato dall'Anuac (Associazione nazionale universitaria degli antropologi culturali), una delle tre grandi organizzazioni che rappresentano questa categoria, da Noto, al termine di una impegnativa tre-giorni dal titolo ''Confessioni e accuse'', un bilancio sullo stato della ricerca in Italia.
''Conseguenza del ridimensionamento se non della cancellazione delle scienze antropologiche – spiega Luisa Faldini, presidente dell'Anuac e docente dell'universita' di Genova – non e' solo un gravissimo problema culturale e didattico che ci fa arretrare pericolosamente rispetto ad analoghe attivita' in altri Paesi ma anche un affievolimento della voce delle minoranze nei cinque continenti, oggetto degli studi degli antropologi culturali''.
In Italia sono circa 500 gli antropologi culturali, tra docenti di ruolo, dottori di ricerca e operatori di ong. I dottorandi della disciplina hanno diffuso un comunicato per sottolineare le difficolta' del settore, i cui sbocchi lavorativi si stanno progressivamente chiudendo.
