Tangenti, Binasco: "Tutti i politici parlavano con me"

ROMA – "Ho conosciuto molti, moltissimi politici. Quando dico tutti, intendo tutti. Se ascoltassero le mie telefonate degli ultimi giorni se ne renderebbero conto". Intervistato dal Corriere della Sera, l'amministratore del gruppo Gavio, Bruno Binasco, indagato nell'ambito di un'inchiesta che lega il suo nome a quello di Filippo Penati per un pagamento di due milioni di euro Pietro Di Caterina, sostiene di non aver mai esercitato pressioni per ottenere commesse e aggiunge che Gabriele Albertini "non dice tutto" sulle azioni di Milano Serravalle.

"L'ex sindaco di Milano sta raccontando le cose a modo suo, dimenticando alcuni passaggi basilari", dice Binasco. "Noi eravamo il socio privato della Milano Serravalle e tra il 2003 e il 2004 ci sono state continue modifiche dello statuto per quanto riguarda le possibilità di acquisto delle azioni. Quella del 21 dicembre del 2004 è firmata anche da Giorgio Goggi, che allora rappresentava il Comune, e di fatto liberalizza la società dandole finalmente, dal mio punto di vista di imprenditore, valore totale".

In merito alle azioni, rivendute nel 2005 alla Provincia guidata da Penati a quasi 9 euro, secondo Binasco "Albertini dice che in questo modo il 18% di azioni del Comune ha perso valore, ma dimentica di raccontare – prosegue Binasco intervistato dal Corriere – che il nostro gruppo, sei mesi dopo aver venduto, il 10 marzo 2006 scrive al Comune offrendo 8 euro ad azione per tutte le azioni. Albertini risponde che è interessato, prende tempo perche' deve indire una gara, e poi più nulla".

"Forse questo particolare – aggiunge Binasco – sfugge anche all'assessore Tabacci", che "continua a dire che 'per colpa di Penati' le sue azioni di Milano Serravalle non valgono nulla. Lo sa che nel 2006 Albertini ha rinunciato a 256 milioni di euro?".

Binasco spiega le ragioni dell'offerta d'acquisto presentata al Comune. "Nel 2006 avevamo ancora il 13% e con il 18 del Comune, nel caso in cui la società fosse andata in Borsa, saremmo stati esenti dal limite di Opa". Oggi acquisterebbe ancora il 18% del Comune? "Sicuramente non alle cifre del 2006".

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Alessandro Avico