MILANO, 19 SET – Rimane in carcere Marco Magni, l'architetto arrestato lo scorso 25 agosto nell'ambito dell' inchiesta della Procura di Monza su un presunto giro di tangenti relativo alle aree ex Falck e Marelli e sul cosiddetto 'Sistema Sesto', e che vede tra i principali indagati Filippo Penati.
I giudici nelle circa 30 pagine del provvedimento non solo non hanno sposato la ricostruzione difensiva fatta da Magni tramite i suoi legali, gli avvocati Norberto Argento e Luigi Peronetti, ma assieme agli elementi raccolti dagli inquirenti hanno ritenuto credibili le rivelazioni fatte da Giuseppe Pasini e Piero Di Caterina, i due imprenditori che con le loro dichiarazioni hanno dato un contributo all'inchiesta. Il tribunale scrive infatti che in generale la circostanza che ''tanto Di Caterina quanto Pasini riferiscono fatti di corruzione (…) non stupisce'' ritenendo si tratti di imprenditori ''che non si scandalizzano, non si indignano e non ritengono di presentare denunce''. Imprenditori che a parere dei giudici ''non sono mossi, nel rivelare fatti a loro conoscenza, da motivazioni di particolare valore morale, ma solo dal riscontro di non aver ottenuto, nonostante il tanto denaro versato nel tempo quanto si aspettavano''.
''Che la motivazione posta alla base della loro scelta – ha proseguito il tribunale – non sia dettata da pentimento, dall'ansia di fare giustizia e pulizia, ma dall'assenza del ritorno economico promesso, tuttavia non svilisce, a parere del collegio, la valenza delle dichiarazioni sotto il profilo della loro intrinseca credibilita'''. I giudici del riesame ritengono ''inadeguata'' la misura degli arresti domiciliari per Magni soprattutto per quanto riguarda il rischio di inquinamento probatorio e condividono la valutazione del gip che ha configurato il reato contestato come corruzione propria ritenendo invece non configurabile la concussione come invece hanno sostenuto i pm Walter Mapelli e Franca Macchia.
