TARANTO, 30 SET – Il capoclan tarantino Franco Scarci avrebbe cercato – senza riuscirci – di entrare a far parte, come finanziatore, della societa' del Taranto Calcio, che disputa il campionato di Prima Divisione. E' stato reso noto nel corso di un incontro con i giornalisti tenuto dal procuratore della distrettuale antimafia di Lecce Cataldo Motta e dal pm Lino Bruno per illustrare i particolari dell'operazione con la quale gli investigatori ritengono di aver smantellato il clan tarantino Scarci. All'incontro hanno partecipato anche il questore di Taranto, Enzo Mangini, e il capo della squadra mobile della questura tarantina, Fabio Abis.
Il tentativo di Scarcia non riusci' perche' gli imprenditori D'Addario, dirigenti della societa' calcistica, pur avendo subito un tentativo di estorsione, rifiutarono la richiesta.
Nell'ambito dell'operazione , che ha portato all'esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere, sono stati sequestrati 50 chilogrammi di esplosivo (simile a quello utilizzato per gli attentati dell'Eta), quattro chioschi-bar dello stadio Iacovone di Taranto e lo stabilimento balneare 'Squalo' di Scanzano Jonico (Matera). La gestione della vendita di bibite allo stadio tarantino, secondo l'accusa, sarebbe stata intestata in maniera fittizia a Luciano Caputo, ma gestita di fatto dagli Scarci.
Il clan tarantino – secondo gli investigatori – era collegato ad altre organizzazioni criminali del Materano e si occupava in particolare di traffico internazionale di droga, estorsioni a imprenditori e commercianti, usura, detenzione illegale di armi, furti, danneggiamenti e, piu' in generale, mirava al controllo di attivita' economiche.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip di Lecce Antonia Martalò su richiesta del pm antimafia Giorgio Lino Bruno: riguardano il boss Franco Scarci, Giuseppe Scarci, Andrea Scarci, Michele Attollino, Maurizio Petracca, Salvatore Viviano, Piero Motolese, Giuseppe Caligine, Nicola Sibilla, Salvatore Scarci, Giovanni Perniscono e Luciano Scarci. Altre sette persone sono indagate in stato di liberta'.
