Tassista morto a Milano. Indagini chiuse, le accuse: omicidio volontario aggravato da crudeltà

Luca Massari

Il pm di Milano Tiziana Siciliano ha chiuso le indagini per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi nei confronti delle tre persone accusate di aver ucciso, lo scorso 10 ottobre, il taxista milanese Luca Massari, morto circa un mese dopo a seguito della brutale aggressione.

In particolare, il pm ha chiuso le indagini (in vista della richiesta di rinvio a giudizio) nei confronti di Michael Morris Ciavarella e dei fratelli Pietro e Stefania Citterio, che avrebbero pestato con violenza il taxista che aveva investito un cane e poi era sceso dalla macchina per scusarsi. La chiusura delle indagini riguarda anche una quarta persona, accusata di favoreggiamento.

Hanno agito con una ”furia incontenibile” i tre aggressori del taxista milanese Luca Massari, morto lo scorso 11 novembre, dopo un mese di coma. In particolare, il pm spiega che uno degli aggressori, Morris Ciavarella, avrebbe sferrato ”gli ultimi due micidiali colpi” al taxista ”tra cui una ginocchiata in pieno volto sferrata abbassando la testa del Massari, ed una spinta finale” facendo cosi’ ”cadere all’indietro la vittima del pestaggio che urtava violentemente con la testa il marciapiede ivi rimanendo privo di sensi”.

La prima ad aggredire, in via Luca Ghini, zona sud di Milano, il taxista, stando alle indagini, è stata la fidanzata di Ciavarella, Stefania Citterio, ”che si è scagliata contro di lui iniziando a colpirlo con pugni e spintoni” urlandogli ”ti ammazzo”, ”seguita da Pietro Citterio”, il fratello. Il pm parla di ”concorso morale e materiale” dei tre nell’omicidio.

A carico di Pietro Citterio il pm ha ipotizzato anche i reati di incendio, per aver dato fuoco all’auto di un testimone dell’accaduto il giorno dell’aggressione, lo scorso 11 ottobre, e di minacce e percosse per aver aggredito un fotografo lo stesso giorno ”con una scopa e a mani nude sferrandogli diversi calci e pugni”. Il magistrato ha chiuso le indagini per favoreggiamento anche nei confronti di un uomo che ”aiutava” i tre ”ad eludere le indagini”, perché ”sentito due volte dalla polizia giudiziaria” rispondeva ”che ad aggredire fisicamente il Massari era stato il solo Ciavarella”.

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