Tav, Chiomonte: dopo paura operai ancora in cantiere

CHIOMONTE (TORINO), 4 LUG – Dopo la violenza e la paura, a Chiomonte e' tornata la calma, almeno apparente. I segni della guerriglia che ha causato oltre 400 feriti sono ancora visibili, ma nell'area recintata che diventera' cantiere del tunnel esplorativo per la nuova Torino-Lione, gli operai sono tornati al lavoro nel giorno in cui il presidente dell'Osservatorio, Mario Virano, e' stato ricevuto dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il paese valsusino invaso ieri da migliaia e migliaia di persone – sulla stima il balletto dei numeri continua – invece era deserto.

Il fuoco delle polemiche, tuttavia, continua a divampare. E il sindaco di Chiomonte, Renzo Pinard (lista civica di centrodestra), che non ha aderito alla marcia degli amministratori della Valle di Susa, prova a fare una proposta: ''Tutti i partiti legalmente riconosciuti e le organizzazioni sindacali aprano una loro sede in paese, cosi' Chiomonte passera' dal presidio dei No Tav a quello della societa' civile. Il problema di Chiomonte – aggiunge – e' di tutta l'Italia''.

Pinard racconta di avere trovato, questa mattina, un sacco riempito di pietre davanti alla sede della sua azienda e di avere scoperto che venerdi' scorso qualcuno ''aveva progettato di darmi una lezione. Magari un giorno potranno anche spaccarmi la testa – continua – ma le idee non si possono imprigionare e io sono uno che cerca il dialogo''.

Lungo il fiume vicino alla centrale, intanto, i No Tav convocano la stampa per dare la loro versione della domenica caldissima: ''Ma quali black bloc – attacca Maurizio Piccione, del comitato Spinta dal bass – c'erano solo persone che si erano equipaggiate con caschetti e maschere antigas per proteggersi, una precauzionale normale dopo quello che era successo lunedi' scorso durante lo sgombero della Maddalena. E la stragrande maggioranza di chi e' stato attaccato dalle forze dell'ordine e' gente della valle di Susa. Il nostro era e resta un movimento pacifico, ieri siamo stati aggrediti e abbiamo dovuto difenderci. Non volevamo riprendere la Maddalena, ma solo fare pressioni sulle reti dell'area militarizzata, assediarla, arrivando da piu' parti''.

Il consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Davide Bono, concorda: ''Se mettersi casco e maschera antigas per non restare avvelenati da gas tossici significa essere un black bloc, allora lo sono anch'io''.

Le violenze, pero', hanno molto amareggiato Antonio Ferrentino, sindaco di S.Antonino di Susa, in prima linea con il movimento No Tav nel 2005, ai tempi dello scontro di Venaus: ''Non basta piu' che gli abitanti della Valle di Susa prendano le distanze dai violenti, e' indispensabile che denuncino chi e' violento anche soltanto con il linguaggio''.

Prima di promuovere nuove iniziative i movimenti No Tav prendono tempo: ''Le decideremo in assemblea perche' il nostro e' un movimento popolare – spiega Lele Rizzo, uno dei portavoce – di di sicuro non ce ne andremo, resisteremo e per noi e' un vanto difendere il nostro territorio''.

Published by
Emiliano Condò