
ROMA – Gino Paoli attacca, anzi, fa a pezzi il teatro Valle occupato: “Tre anni di totale illegalità. Sembra di rivedere i ribelli figli di papà di cui parlava Pasolini”. Gino Paoli, eletto deputato nel 1987 tra le file del Pci senza esserne iscritto, “piccona” gli occupanti: “Chi continua a cavalcare la tigre del populismo difendendo il Valle o non conosce la realtà oppure è in malafede. Quando una cosa è illegale qualcuno dovrebbe intervenire. Perciò mi rivolgo, come presidente Siae, alle istituzioni a partire dai presidenti di Camera e Senato”.
Gino Paoli, cantante, presidente della SIAE dal 2013, ex deputato PCI, amico di Grillo (“Faceva meglio a non entrare in politica”) non si nasconde, anzi affonda: “Evadono le tasse e non pagano diritti d’autore né contributi”.
Gino Paoli non è da solo, racconta il Giornale:
Strana storia, questa del più teatro più antico ancora in attività a Roma, che sembra il canto del cigno di quel frigido movimentismo post sessantottino infettato di utopia. Nel 2011, quando i lavoratori dello spettacolo lo hanno occupato per garantire trasparenza e bilanci pubblici, il Valle ha addirittura preso il Premio Speciale Ubu «per l’esempio di una possibilità nuova di vivere il teatro come bene comune».
Applausoni.
Poi, pian piano, chi davvero come Giorgio Albertazzi non deve rispettare contiguità o aderenze ideologiche, ha cominciato a prendere chiaramente le distanze: «Chi occupa fa anche le regole? No, non mi convince ». E dopo di lui anche altri mostri sacri come Pino Quartullo, Armando Pugliese e Marco Lucchesi. Però neanche una risposta dalle autorità. Perciò, nell’indifferenza pressoché generale della cultura italiana, il collettivo del Valle è arrivato a sfiorare la megalomania attaccando pure la Siae che è nata nel 1882 grazie, tra gli altri, a Edmondo De Amicis, Francesco De Sanctis, Giosuè Carducci e Giuseppe Verdi ed è legittimata dalla legge sul diritto d’autore del 1941. Con tutte le pecche e i limiti del caso, come spiega Paoli, «alla Siae aderiscono oltre centomila autori ed editori che pagano le tasse e da 131 anni alimentano la cultura». È arrabbiato come raramente si arrabbia. E ricorda l’esempio del sindaco Cofferati che a Bologna nel 2005 fece sgomberare le case occupate: «Fu massacrato dalle critiche, a dimostrazione che in Italia spesso fa comodo tollerare l’illegalità». Messaggio chiaro, talmente chiaro che rimbomberà forte anche a Montecitorio e Palazzo Madama. E forse è il momento giusto.
