TORINO – La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L’amministratore delegato dell’azienda, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione.
Gli altri cinque dirigenti del processo per il rogo alla Thyssenkrupp sono stati condannati dalla Corte di Assise di Torino per cooperazione in omicidio colposo. La pena e’ di 13 anni e mezzo per Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri; a dieci anni e dieci mesi di reclusione è stato condannato Daniele Moroni. Alla lettura del dispositivo un parente delle vittime ha avuto un leggero malore; portato fuori dall’aula, è stato soccorso dagli operatori della Croce Verde e del 118.
Per il pm Raffaele Guariniello la sentenza è “il salto più grande di sempre in tutta la giurisprudenza in materia di incidenti sul lavoro”. ”Questa pronuncia – ha aggiunto – deve fare sperare i lavoratori e far pensare gli imprenditori”.
Guariniello ha sostenuto l’accusa insieme alle colleghe Laura Longo e Francesca Traverso. In aula ad ascoltare la lettura del dispositivo c’era al suo fianco il procuratore Giancarlo Caselli. ”Abbiamo fatto – ha detto Guariniello – un grande lavoro e tutte le nostre richieste sono state accolte. Ma una condanna non e’ mai ne’ una vittoria ne’ una festa. Se si potessero evitare questi processi sarebbe meglio”. Guariniello ha concluso dicendo che questa sentenza ”e’ un regalo che vogliamo fare al presidente della Repubblica”.
La reazione dell’azienda. La condanna di Herald Espenhahn Nhahn in primo grado per ”omicidio con dolo eventuale” in seguito al rogo di Torino’ e’ per la Thyssenkrupp ”incomprensibile e in spiegabile”. Lo si legge in un comunicato diffuso dall’azienda dopo la decisione dei giudici di Torino. ”Per l’ulteriore corso de
I parenti delle vittime. E’ stata fatta giustizia, ma non riavremo i nostri cari: parenti delle vittime del rogo della Thyssenkrupp usano tutti le stesse parole. Si stringono in abbracci, qualcuno piange, qualcuno applaude, qualcun altro resta immobile, quasi impassibile ad ascoltare il lunghissimo dispositivo: e’ la fine di un calvario durato decine di mesi. Nessuno gioisce, non trapela, se non pallida, neanche la soddisfazione di una sentenza che hanno atteso udienza dopo udienza. ”E’ andata bene – dice Grazia, la mamma di Rosario Rodino’ – e ringrazio il dottor Guariniello per il lavoro fatto, e’ stato bravissimo. Speravo in questa sentenza, ma non me la aspettavo. Adesso cerchero’ di andare avanti: mio figlio non lo riavro’ piu’, ma gli avevo promesso giustizia e ho fatto di tutto perche’ fosse cosi”’. ”Forse – aggiunge – e’ stata scritta una pagina di storia, ma non riesco a pensare ad altro che a mio figlio. Questa condanna per loro – ha detto riferendosi agli imputati – e’ ancora poco, dato che loro sono ancora vivi e mio figlio e’ in un buco. Adesso ho ancora la speranza nella giustizia di Dio”. ”E’ stata una condanna esemplare – ha aggiunto Isa Pisano, madre di Roberto Scola – che abbiamo atteso per tanto tempo. Purtroppo, il nostro dolore non finira’ mai. Al dottor Guariniello dico grazie mille volte”. Tra i pochi a rimanere impassibili alla lettura della sentenza, indossando una maglietta nera che chiede ”condanne esemplari” nei confronti degli imputati e’ stato Antonino Santino, padre di Bruno. ”Se le pene fossero state piu’ severe – ha detto – sarebbe stato ancora meglio. E’ stata fatta una buona parte di giustizia, ma non ancora tutta. Per me sarebbe stata piu’ appropriata una condanna all’ergastolo. Il dottor Guariniello e’ stato bravissimo, gli abbiamo stretto piu’ volte la mano, lo faremo ancora, per dirgli il nostro grazie”.