Tonino ci porta alla sbarra. Ma perde

da: Il Giornale

L’aveva spiegato al Giornale l’avvocato Franco Coppi a proposito dei calzini color turchese del giudice Raimondo Mesiano: la privacy di un personaggio pubblico è uno scudo sottile, trasparente, quasi invisibile perché di un protagonista della vita del Paese tutto, o quasi, e può interessare all’opinione pubblica. Lo dice ora a proposito di Antonio Di Pietro il giudice del Tribunale civile di Monza Piero Calabrò. Calabrò dà ragione al Giornale, trascinato in giudizio dal leader dell’Italia dei valori, scrive una sentenza controcorrente e scatta una fotografia realistica, lontana dalla retorica zuccherosa di certi manuali di giornalismo, del quarto potere contemporaneo. «Per quanto non condivisibilmente – afferma Calabrò – da ormai parecchi anni la polemica politica, e lo stesso suo refluire, in modo diretto o indiretto, sulla stampa oggettivamente schierata da una parte o dall’altra dell’agone politico, ha esasperato i temi della critica agli avversari (reali o presunti tali), producendo un inasprimento di toni e critiche, certo non ignoto allo stesso odierno attore».
Insomma, Di Pietro non è nato ieri, partecipa con toni forti, talora gridati, alla vita del Paese, ha acceso col fiammifero del…

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