TORINO, 08 AGO – Un affare finito male nell'ambiente della ricettazione della zona di Porta Palazzo, a Torino: e' questa, secondo quanto trapelato oggi, una delle ultime ricostruzioni della morte di Paolo Pilla, il tecnico informatico di 34 anni il cui cadavere e' stato trovato sepolto la sera di martedi' nei boschi di Rivalba (Torino).
La ricostruzione e' stata fatta dalla Procura della Repubblica di Toirno e dai Carabinieri, che hanno raccolto vari elementi che sembrano sostenere tale ipotesi.
Il primo e' il fatto che Pilla ha lasciato a casa i suoi due telefoni cellulari, in modo da non lasciare traccia del suo passaggio nelle celle telefoniche. Il secondo elemento e' il fatto che abbia raggiunto il rustico di borgata Borgiona, acquistato da poco a un'asta fallimentare, non con la sua auto, che aveva lasciato a Torino, ma con quella di altre persone, di cui evidentemente si fidava.
Il terzo sono le tre piccole fosse (quella in cui e' stato trovato il corpo, in posizione fetale, e altre due) scoperte sul luogo del ritrovamento del corpo: tra le ipotesi formulate dagli investigatori vi e' quella secondo la quale al loro interno era nascosto qualcosa che la vittima doveva consegnare a quelli che poi sono diventati i suoi assassini. Il quarto elemento e' costituito dai guanti da lavoro trovati addosso alla vittima, che evidentemente aveva scavato le fosse in prima persona utilizzando una pala: un altro segno quasi evidente del fatto – concludono gli investigatori – che lui si fidasse dei suoi interlocutori.