Un errore umano, compiuto qualche anno prima durante i lavori di manutenzione, avrebbe fatto precipitare in Francia, il 23 ottobre 2008, l’elicottero HH3F dell’Aeronautica militare italiana a bordo otto militari, tutti morti nello schianto. L’incidente avvenne nei pressi di Lisle-En Barrois, località francese vicina al confine belga. Il velivolo era in volo da Digione (Francia) a Florennes (Belgio), dove era in programma una manifestazione militare interforze.
A questa conclusione a è giunto il procuratore della Repubblica di Brindisi Antonio Negro, che ha indagato sulle cause del disastro.
L’elicottero cadde, se gli investigatori, a causa del distacco di una pala del rotore principale del velivolo, causato a sua volta da una perdita di pressione all’interno del rotore. Una perdita probabilmente da attribuire ad una cricca passante (lesione) ‘da fatica’, prodottasi col passare del tempo per un errore umano commesso qualche anno prima del sinistro nello svolgimento dei lavori di manutenzione presso gli stabilimenti ‘Agusta’ di Anagni (Frosinone).
Nello schianto morirono i capitani Michele Cargnoni e Stefano Bazzo, il tenente pilota Marco Partipilo, i primi marescialli Giovanni Sabatelli e Carmine Briganti, i marescialli di prima classe Giuseppe Biscotti, Massimiliano Tommasi e Teodoro Baccaro. Le famiglie delle vittime sarebbero state tutte risarcite.
Al disastro, tuttavia, secondo il magistrato, potrebbero aver contribuito anche altre concause.
Per questo motivo la procura di Brindisi ha trasmesso il fascicolo d’indagine alla procura di Frosinone, competente per territorio, poiché nella città laziale furono compiuti i lavori di manutenzione al velivolo.
Tra le “concause” la consulenza disposta dal pm inquirente Negro ne individuerebbe due: un errore nella traduzione dall’inglese all’italiano dei manuali di volo e di manutenzione dell’elicottero, che avrebbe a sua volta probabilmente indotto in errore l’equipaggio sulle procedure da adottare in caso di accensione della spia di emergenza a bordo del velivolo che segnalava la diminuzione della pressione della pala; e un probabile errore umano da parte dell’equipaggio dell’elicottero, che dopo essere atterrato nell’aeroporto militare di Digione, proprio a seguito dell’accensione della spia, riprese il volo per la sua destinazione finale senza aver prima accertato ed eliminato la causa della condizione di pericolo segnalata.
