«Brenda è semplicemente un essere umano, una persona che in un mio momento di debolezza mi è stata molto vicino» ha gridato Paolini, che si è poi immerso a mezzobusto all’interno della Fontana. «Quello che ho fatto oggi – ha spiegato poco dopo – è stato uno show artistico surreale e felliniano».
«Brenda l’ho conosciuta e intervistata nove anni e mezzo fa e mi è servita umanamente quando nel 2007 tentai il suicidio, per la terza volta nella mia vita. La chiamai per comunicarle il mio stato emotivo e lei mi convinse a non farlo dicendomi: ‘non fare il cretino, c’è bisogno di te in questo mondo».
Il riferimento, ha spiegato Paolini, era alla lotta da lui intrapresa, e ancora oggi portata avanti, contro la pedofilia.
A Paolini, prontamente bloccato dalla polizia municipale, è stata contestata, per ora, solo una sanzione amministrativa per essersi immerso nella Fontana. Nel caso in cui il monumento avesse subito dei danni, potrebbe scattare anche una denuncia penale. Scopo di Paolini era quello appunto di pubblicizzare il «lato umano» di Brenda e di «tutte le persone che spesso la società emargina con superficiale facilità».
«Circa 9 anni fa incontrai il trans Brenda a Roma, in un appartamento in via Tuscolana» ha raccontato all’ANSA Paolini, mostrando alcuni spezzoni dell’intervista contenuta in un film hard con Brenda protagonista e girato dallo stesso Paolini. «Prego tutti i giornalisti – ha aggiunto – di non buttare più fango e false leggende sui trans o su chi è diverso. Brenda mi apparve molto sensibile, molto dolce, molto vulnerabile, come tutti i trans».