“Ingresso vietato ai bassi e ai brutti”. Succede in discoteca a Treviso

TREVISO – Ingresso vietato ai troppo bassi, bruttini e poco fashion. A denunciarlo è un abitante di Treviso, che ha scritto una lettera al giornale il Gazzettino, lamentando come il noto locale Amami discrimini le persone all’ingresso a seconda di requisiti fisici definiti arbitrariamente dagli addetti alla sicurezza.

La clientela “selezionata” secondo i dettami del team di buttafuori della discoteca Amami non accetta i chili di troppo, l’abbigliamento sportivo e nemmeno qualche centimetro in meno. Su un cartello si legge “festa privata” e così il personale all’ingresso è autorizzato a fare il bello e cattivo tempo su chi entra e chi no. E la festa pubblicizzata su internet e sui cartelloni diventa davvero privata: per soli belli.

Esprime così la sua amarezza il giovane mittente della lettera al Gazzettino:

Decine di giovani sono costretti a cambiare meta o a tornare a casa perché non perfetti per la domenica sera firmata Amami. Un luogo di ritrovo e di divertimento diventa centro di umiliazione e discriminazione fisica, calpestando i principi di rispetto, uguaglianza e dignità. Se questa è la direzione verso la quale sono diretti i locali più frequentati, credo che una buona birra o la classica serata al cinema rimangano le scelte migliori per una sana serata tra amici.

Il gestore del locale Luca Giolo, respinge qualsiasi accusa di discriminazione: “Non c’è nessun criterio – dice – Troppo bassi per entrare? Lo trovo assurdo. Gli addetti alla sicurezza hanno il compito importante di gestire il flusso delle persone in entrata in termini numerici e di dare la precedenza a chi ha prenotato i tavoli. Non fanno scelte”.

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Daniela Lauria