A Nola, in provincia di Napoli, dall’8 al 16 marzo, gli avvocati della Camera Penale incroceranno le braccia e sciopereranno contro i magistrati. Il motivo? I giudici sono accusati di lavorare troppo, di essere troppo produttivi, di rimanere troppo tempo in aula ad interrogare pentiti, ad ascoltare testimoni, a puntare l’indice contro boss e gregari dei cartelli camorristici dell’area vesuviana (clan Sarno).
Più precisamente, la protesta nasce dall’accelerata (il Tribunale ha deciso di fissare quattro udienze alla settimana) data a un processo a circa 150 imputati di criminalità organizzata, più della metà detenuti e per questo prossimi alla liberazione, vista la vicina scadenza dei termini di custodia cautelare.
Gli avvocati di Nola spiegano. «Il nostro sciopero congela i termini di custodia cautelare – ha precisato Giuseppe Guida, presidente della Camera Penale di Nola – Ciò significa che nessuno verrà scarcerato per l’astensione. La protesta nasce dall’impossibilità anche fisica degli avvocati di seguire per 10 ore e per 6 udienze a settimana, lo stesso processo».
I magistrati hanno subito replicato, ironici, ma non troppo: «Siamo al paradosso, ora ci accusano di lavorare troppo, in tempi di processo breve e di crociate antifannulloni». Poi, più seriamente: «Questa protesta mette in pericolo i magistrati di Nola, in un contesto a rischio camorra». Uno scontro a tutti i livelli, dunque, locale e nazionale.
I vertici nazionali dell’Anm (Luca Palamara e Giuseppe Cascini) considerano lo sciopero paradossale: «Si verificano assurdi attacchi all’esercizio della giurisdizione, sia da parte della politica che degli stessi operatori del settore, che ne provocano una ulteriore delegittimazione. Stupisce come l’avvocatura non dimostri la dovuta sensibilità a tali esigenze e ufficializzi una protesta contro la magistratura nolana, colpevole di celebrare troppe udienze, cioé di compiere ogni sforzo per arrivare alla conclusione del processo in tempi ragionevoli».
Stessa lunghezza d’onda per la giunta distrettuale Anm, guidata a Napoli dal giudice Francesco Cananzi, che ricorda invece il rischio sovraesposizione per i giudici di Nola e la decisione di alcuni imputati di rimettere provocatoriamente il mandato dei propri difensori nel corso del processo: «È assolutamente paradossale che proprio quando i magistrati garantiscono un impegno straordinario, nel rispetto delle prerogative difensive e in applicazione delle norme del codice di procedura penale, per trattare processi complessi con numerosi imputati detenuti per reati di criminalità organizzata, siano tacciati di efficientismo ed autoritarismo nel rendere giustizia, in ossequio ad un sinistro modello inquisitorio».
