Tbc Gemelli. Le mamme in ospedale: “faremo causa”

ROMA – Il Policlinico Gemelli è invaso dalle mamme: sono 1250 i neonati che dovranno essere sottoposti al test per la tubercolosi dopo essere stati esposti alla malattia da un’infermiera del reparto di neonatologia infetta. Le reazioni si alternano tra la tranquillità, per quelle mamme che non vedono i sintomi nei loro bambini, e la rabbia di quante ritengano inaccettabile il comportamento dell’ospedale, dove le vaccinazioni dovrebbero essere obbligatorie, tanto da minacciare un’azione legale.

LA MALATTIA – La tubercolosi è una malattia infettiva polmonare causata da un batterio, che crea dei veri e propri buchi nei polmoni. Presente in tutto il mondo questa patologia può essere curata con antibiotici specifici ed è presente oggi soprattutto nei paesi dell’Africa subsahariana.

IL CONTAGIO – Il contagio avviene a livello respiratorio per esposizione diretta ed è facilitato da debolezze immunitarie. I luoghi più a rischio sono quelli che offrono contatti intimi e frequenti come l’ambiente familiare, le scuole, i nidi e gli ospedali.

NEONATI – I neonati sono la categoria più a rischio perché il sistema immunitario è più debole di quello degli adulti. Le difese immunitarie poco sviluppate implicano per i bambini sotto i 5 anni il pericolo di contrarre la malattia anche a livello osseo.

LE CURE – Non esistono solo antibiotici specifici per il trattamento della tbc, ma anche farmaci antitubercolari in grado di debellare i nuovi ceppi che hanno sviluppato una resistenza alle terapie più comuni. I trattamenti sono lunghi e si articolano tra i 6 e i 12 mesi, con l’assunzione quotidiana di farmaci. L’abbassamento dell’infettività invece richiede pochi giorni di terapia, ma le ricadute sono frequenti in caso di cure non continuative, perché i batteri si annidano in profondità nei tessuti polmonari., tanto che l’infezione può ripresentarsi anche a distanza di 5 anni dalla cura.

LA DIFFUSIONE – E’ in atto una rapida diffusione di nuovi ceppi resistenti agli antibiotici e alle cure in circolazione. La diffusione assume un carattere globale a causa dei flussi migratori da paesi nei quali la malattia dilaga tutt’oggi in aree dove era stata debellata da tempo. L’Italia è uno dei paesi colpiti dalla riemergenza della tbc, con 4 mila casi all’anno, di cui 150 interessano bambini sotto i 5 anni.

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