Un biglietto lasciato sul cruscotto dell’auto: “Adesso staremo sempre insieme”. Questa la spiegazione del folle gesto. Alberto Fogari, 44 anni, ha fatto scendere dall’auto la sua piccola Nicol, 3 anni, e il loro cagnolino, poi ha rivolto l’arma, un fucile da caccia regolarmente detenuto, prima contro l’animale, poi contro sua figlia. Alla fine ha imbracciato la stessa arma e si  è ucciso. A dare l’allarme della scomparsa, domenica sera, 19 settembre, la madre della piccola ed ex compagna dell’uomo, che doveva riportare la bambina a casa, a Ome (Brescia). Ma a casa Nicol non è mai arrivata.
E’ stato un agricoltore a ritrovare i due corpi, uno accanto all’altro, vicino alla Mitsubishi grigia dell’uomo stamani, 20 settembre, a Lonato, nella frazione Esenta. L’uomo ha raccontato che ieri sera aveva sentito dei colpi di fucile: “Ho pensato che ci fossero in giro i bracconieri – ha spiegato Mauro Gallina – quindi ho avuto paura ad uscire: comunque i colpi li ricordo bene, due un successione e dopo qualche istante il terzo”.
Poi all’alba il ritrovamento: ”Una scena orribile – ha aggiunto l’agricoltore – straziante”.  La La bambina era a terra sdraiata a pancia in giù. Il padre le ha sparato da dietro. Poi si è tolto la vita puntandosi il fucile alla testa. A poca distanza la carcassa del cane che, pare, sia stato il primo a morire.
Fogari, commesso in un ipermercato a Concesio, sempre nel bresciano, e residente a Brione in Valtrompia, era un appassionato di caccia. Un gesto drammatico ed estremo motivato dal fatto che non voleva separarsi dalla bambina.
