MILANO – Alla polizia raccontò di essersi dovuto difendere da un’aggressione. In realtà quella gomitata, costata la vita a un nordafricano di 33 anni, fu la mossa spavalda di un 24enne che voleva dimostrare agli amici la sua bravura nell’arte marziale del Muay Thai. O almeno questo è quanto risulta dalle indagini che hanno portato all’arresto del giovane milanese e alla denuncia di altri due amici della comitiva.
La vicenda si svolge a Milano, in via Arcangelo Corelli, all’uscita di una discoteca. La vittima è un nordafricano senza fissa dimora ben voluto dai residenti del quartiere per i quali spesso si prodigava in lavoretti in cambio di cibo e vestiti. Era una tarda sera di fine luglio quando l’uomo incrociò un gruppo di quattro ragazzi, tra i 23 e i 24 anni. Stava camminando lungo la strada con in mano una bottiglietta d’acqua e ha provato a superarli ma è stato braccato dal 24enne che lo ha spintonato più volte. Ne nacque un diverbio, conclusosi grazie all’intervento degli amici che convinsero il milanese a desistere.
Ma poco dopo il giovane, che era sotto l’effetto di alcol e droga, decide di tornare alla carica. Nelle immagini delle telecamere di video sorveglianza si vede il giovane sferrare un calcio al marocchino e poi una gomitata micidiale al volto. L’uomo cade a terra e batte violentemente la testa. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Città Studi finirà in coma senza mai più riprendersi. E’ morto una settimana dopo.
Alla polizia il ragazzo raccontò di averlo colpito per difendere due ragazze presenti nel gruppo. Versione sostenuta anche da un amico. Ma grazie alle immagini della video sorveglianza e alle intercettazioni telefoniche è emersa un’altra verità. Il giovane, incensurato, è stato ora posto ai domiciliari: dovrà rispondere dell’accusa di omicidio preterintenzionale. Due suoi amici sono indagati per spaccio di stupefacenti e favoreggiamento.





