Aveva ucciso la moglie a picconate, per poi seppellire il cadavere in giardino. Il giudice ha condannato a 30 anni di reclusione Pietro Cambedda, di 63 anni, di Settimo San Pietro (Cagliari), accusato dell’assassinio di Elisabetta Bruno al termine di un litigio originato dal fatto che l’uomo aveva intrapreso da tempo una relazione con la suocera: una circostanza che sembra fosse nota sia alla moglie che ai compaesani.
A sostenere l’accusa, nell’aula per le udienze preliminari del giudice Giorgio Altieri, c’era il pubblico ministero Maria Virginia Boi che ha chiesto il massimo della pena per il rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo in caso di condanna: 30 anni senza riconoscere le attenuanti generiche, ma l’aggravante della premeditazione.
Il giudice ha disposto anche un risarcimento di 300 mila euro per ognuno dei tre figli e 150 mila euro per ciascuna delle quattro sorelle. La donna era scomparsa il 20 aprile 2009 e fu ritrovata un mese dopo sepolta in un terreno di proprietà del marito, ha poi confessato il delitto. Cambedda, falegname in pensione, era sposato con la vittima da 20 anni, ma aveva instaurato anche una relazione con la suocera. Il giorno dopo l’omicidio Cambedda aveva sporto denuncia per la scomparsa della moglie, lanciando appelli con messaggi televisivi e volantini.