ROMA – Prima il furto massiccio di farmaci, poi lo spaccio di cocaina: รจ il “dark side” del Policlinico Umberto I, ospedale universitario fra i piรน grandi d’Europa, fra la Sapienza e Piazza Bologna. Indagandoย sui lati oscuri dell’Umberto I, i poliziotti hanno scoperto un mondo parallelo, illegale, di traffici fra corsie e camici bianchi.
Per aver rubato farmaci costosi e difficili da trovare sul mercato, sono stati arrestati in otto, c0n l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al furto e alla ricettazione. Una vera e propria banda, della quale facevano parte due “talpe”, secondo gli inquirenti Oliviero Bassi (52 anni) e Gianluca Mantini (32 anni), dipendenti dell’Umberto I e addetti al magazzino-farmacia. Per i pm erano loro a rubare i farmaci su richiesta di Giampiero Montanari (60 anni), impiegato di banca in pensione. Il figlio di Montanari, Lorenzoย (31 anni), secondo l’inchiesta era il contabile della banda. Poi c’erano i corrieri, che secondo l’accusa erano Marco Maggi “Schumacher” (41 anni), Giorgio Manolo (40 anni) e Mahmoudi Abdelkerim (tunisino, 49 anni). Quello che รจ ritenuto il capo della banda รจ un pensionato ottantenne, pregiudicato per ricettazione, Mario Porzio, che tra l’altro รจ l’unico che finora รจ riuscito a sfuggire all’arresto.
L’organizzazione contava sulle falle nella sicurezza dell’Umberto I, una struttura che non riesce a sorvegliare un perimetro molto esteso e con mille ingressi. Con relativa facilitร entrava in possesso di farmaci che valevano fino a tre mila euro a confezione. Gli inquirenti sono riusciti a recuperare merce per un valore di 400 mila euro, ma l’ipotesi dell’accusa รจ che la banda abbia rubato farmaci per un milione di euro. Del resto, nella refurtiva sono stati trovati farmaci per malati di tumore come il Tarceva, del quale una sola compressa costa 65,41 euro, o il Sutent, roba da 170,16 a pillola. Oppure medicinali per l’artrite reumatoide come l’Enbrel, del quale sono state rubate 350 fiale (costo: 80 mila euro), o l’Humira, 300 fiale del valore di 130.000 euro.
Le indagini, che sono durate piรน di un anno e si sono svolte grazie a intercettazioni, telecamere nascoste e appostamenti, sono aperte a piรน ipotesi, sulla destinazione dei medicinali rubati all’Umberto I: la pista piรน battuta รจ quella campana, ma รจ ritenuta possibile anche un giro internazionale, soprattutto Paesi dell’Est, oppure la vendita on-line. Non รจ escluso che alla banda e ai suoi interlocutori interessasse il principio attivo dei farmaci trafugati.
Il problema dei farmaci rubati del resto non riguarda solamente l’Umberto I: quando una cura contro il tumore costa 45 mila euro e i farmaci sono difficilissimi da trovare, lo squilibrio fra domanda e offerta non puรฒ passare inosservato a quegli attenti “analisti di mercato” che lavorano per le organizzazioni malavitose. ร un gioco da ragazzi, rispetto ai rischi che si corrono con una rapina in banca, in gioielleria o a un tir, entrare di notte in un ospedale e rubare quella dozzina di confezioni che possono fruttare centinaia di migliaia di euro se rivendute nei paesi dell’Est. Negli ultimi 12 mesi sono stati registrati un centinaio di furti in Italia, un ospedale su 10 รจ stato “ripulito” durante la notte. In provincia di Modena le bande hanno piazzato due colpi a maggio: bottino da mezzo milione di euro.
Scrive Carla Massi sul Messaggero:
“E lโinteresse รจ sempre per i farmaci-gioiello. Che hanno ormai trasformato il lavoro dei farmacisti negli ospedali. Magazzini diventati ormai dei bunker. Con i frigo come casseforti di una banca. E, dโora in poi, ancora di piรน. Visto che i Nas e la Sifo (Societร italiana di farmacie ospedaliere) hanno stilato un decalogo per prevenire i furti. Nella pratica significa, proteggere i luoghi dove vengono tenuti i farmaci con allarmi, telecamere a circuito chiuso, porte blindate, inferriate, serrature difficili da copiare e, chi puรฒ, anche una guardia giurata. Poche persone e ben selezionate potranno entrare nella farmacia. ยซQuesto grande affare sui medicinali ha trasformato il nostro lavoro – commenta Laura Fabrizio presidente della Sifo -. Dovremo, per esempio, fare acquisti molto limitati. Vivere tra gli allarmi e controllare anche chi viene a portarci i carichi. Cosรฌ, il personale esterno, non avrร la possibilitร di venire a sapere cosa custodiamo nei nostri frigo e nelle nostre stanze. Percorsi diversi per gli esterni e chi viene da fuoriยป.
Una volta, negli ospedali, erano gli oppiacei ad essere tenuti sotto chiave. Ma si trattava di furti da poco, robetta per lo smercio nelle vie sotto casa. Ora i prezzi sono talmente alti che nove nuovi prodotti arrivano sul mercato ma non vengono coperti dal servizio sanitario nazionale. E chi ha i soldi puรฒ pagarseli”.
Un fenomeno invece che sembra circoscritto (per ora) nel perimetro dell’Umberto I รจ quello dello spaccio di cocaina. Secondo pm e polizia che hanno indagato sul furto di farmaci, l’ospedale universitario sarebbe diventato una “piazza di spaccio” di polvere bianca. Protagonisti, stando alle accuse, gli stessi giร sotto inchiesta per furto e ricettazione di farmaci, ovvero Oliviero Bassi e Gianluca Mantini, che sarebbero stati individuati in piรน occasione dalle telecamere piazzate dagli agenti. Nelle carte dell’inchiesta sono annotati alcuni episodi: alle 7.41, di buon mattino, del 31 gennaio 2013, Bassi viene ripreso mentre “metteย sulla scrivania della polvere bianca, presumibilmente cocaina e lโassume”. Tre ore piรน tardi, alle 10.23,ย “Mantini Gianluca consegna degli involucri presi dalla tasca dei suoi pantaloni con allโinterno presunta sostanza stupefacente del tipo cocaina ad un uomo con capelli bianchi e cappotto scuro”.
Spesso lo spaccio e il consumo di coca ha come “location” i bagni, dove le telecamere non arrivano. Ma non sempre. Riporta Sara Menafra sul Messaggero:
“Ore 9.30 Bassi Oliviero prepara una dose di cocaina sotto la cartellina della scrivania, ci strofina la sigaretta sopra e se la fuma; ore 10.04 Mantini Gianluca prende una dose di cocaina nascosta nella tasca del camice e si allontana verso il bagno; ore 10.25 Mantini dร una dose ad una persona in divisa del Policlinico; ore 11.20 Mantini prende una dose di cocaina nascosta nella tasca del camice e si allontana verso il bagno”. Non tutti i clienti, perรฒ, riescono a pagare quanto acquistato. Il 22 marzo, Mantini si sfoga con una terza persona a proposito di un โclienteโ che rifiuta di pagare. Mantini: “Per fortuna che si รจ sbloccata quella cosa….ยป e lโinterlocutore: ยซIo lโammazzavo, glielโho detto se ero io, te piavo qua fori e te piegavo in due… questo pia 8 piotte e te pare che te dร du pioitte a te? Questo i soldi non ce lโha, questo lo devi piegร in due eh ma la coca glielโhai data”.
Sempre sul Messaggero, Alessia Marani spiega perchรฉ l’Umberto I รจ impossibile da controllare:
“Prima del ridimensionamento, al policlinico venivano ricoverate fino a 3000 persone al giorno. Ancora oggi si stimano picchi di ventimila presenze giornaliere tra degenti, personale medico e paramedico, studenti, parenti dei malati, operatori vari. Unโattivitร frenetica la mattina che va stemperandosi a sera, quando gli 800mila metri cubi di edifici e i viali attorno diventano una sorta di spazio spettrale. ยซLavoro qui da ventโanni – racconta un medico – e ancora non conosco ogni angolo di questa galassia dispersiva. Cโรจ un senso di insicurezza generale e non mi stupisce che qualcuno possa approfittarne per gestire affari che nulla hanno a che vedere con la vita di un ospedaleยป. ยซLa notte รจ terra di nessunoยป, aggiunge una dottoressa”.








