STRASBURGO – Il numero chiuso per accedere ad alcune facolta', tra cui quella di medicina e di odontoiatria, istituito in Italia per la prima volta nel 1997, viola il diritto all'educazione, cosi come sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani. A sostenerlo sono otto cittadini italiani che hanno presentato ricorso alla Corte di Strasburgo, che oggi ha reso noto di aver comunicato il caso al governo italiano.
Gli otto ex studenti, nati tra il 1966 e il 1988, hanno tentano ripetutamente di superare gli esami di ammissione, alcuni alla facolta' di medicina, altri a quella di odontoiatria, ma hanno sempre fallito.
Una di loro, Claudia Tarantino, residente a Catania, dopo aver fallito tre volte l'esame di ammissione per la facolta' di medicina ha fatto ricorso al Presidente della Repubblica, sostenendo tra l'altro che la legge che istituiva il numero chiuso per questa facolta' era incompatibile oltre che con quanto sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani anche con numerosi testi dell'Unione europea.
Ma il suo ricorso e' stato rigettato sulla base del fatto che le risorse limitate dovevano necessariamente essere messe a disposizione dei piu' meritevoli. Ora la Corte – prima di esaminare il caso e decidere sulla sua ammissibilita' e poi sul merito – chiede al governo italiano di chiarire se in effetti ai ricorrenti e' stato negato il diritto all'educazione. In particolare, chiede se le restrizioni adottate dallo Stato italiano – l'esame di ammissione e il numero chiuso – possono essere considerate misure proporzionate rispetto a una limitazione del diritto allo studio.