ROMA – Gli undici arresti per usura effettuati dalla squadra mobile di Roma si intrecciano con uno dei ''cold case'' piu' noti della recente storia italiana: il sequestro di Emanuela Orlandi.
Ed e' proprio dall'inchiesta del procuratore aggiunto Gian Carlo Capaldo su i legami tra il sequestro della Orlandi con la Banda della Magliana che inquirenti hanno fatto luce sul gruppo di usurai. Giuseppe De Tomasi detto Sergione, secondo gli inquirenti a capo del gruppo finito in manette e storico componente della banda della Magliana, e' il ''Mario'' che , il 28 giugno '83, sei giorni dopo la scomparsa di Emanuela telefono' a casa della famiglia della ragazza.
Tra gli arresti c'è anche il figlio di De Tomasi, Carlo Alberto, che secondo una consulenza fonica sarebbe la persona che nel 2005 chiamo' alla trasmissione ''Chi l'ha visto'' affermando che nella basilica di Sant'Apollinare era sepolto Enrico De Pedis, detto Renatino.
Nell'operazione, denominata ''Luna nel Pozzo, sono finiti in manette anche la moglie di ''Sergione'', Anna Maria Rossi, la figlia Arianna, la consuocera e il genero. Una struttura ''familiare'' in cui tutti avevano un ruolo preciso: dai semplici ''autisti'' a coloro i quali erano destinati a riscuote le somme dalle vittime.