ROMA – Costretta ad abortire al quinto mese nel bagno dell’ospedale, la Asl di Roma si difende dal racconto reso da Valentina Magnanti e dal marito Fabrizio in un’intervista a Repubblica: la coppia non era stata abbandonata ma era “seguita da due medici non obiettori” del Sandro Pertini, l’espulsione del feto “è avvenuta nella stanza di degenza”, sostiene la Asl Roma B.
In un comunicato la Azienda sanitaria locale scrive:
“L’Asl Roma B ha provveduto a effettuare una verifica su quanto dichiarato dalla signora Valentina e cioè di essere stata lasciata senza assistenza durante un’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) avvenuta nell’ospedale Pertini nel 2010. Dalle verifiche risulta che la signora Valentina è stata seguita dal personale che ha l’obbligo dell’assistenza anche nel caso di obiezione di coscienza. Nel caso specifico due medici non obiettori che fanno parte dell’equipe istituzionalmente preposta all’Ivg. Pur comprendendo il disagio dovuto al lungo periodo di travaglio si fa presente che la rapidità della fase espulsiva del feto, avvenuta nella stanza di degenza alle ore 3 della notte, è un evento assai comune per il periodo gestazionale. La signora Valentina comunque è stata prontamente assistita e avviata alla sala parto per le successive procedure previste nel post parto”.