MILANO, 17 DIC – Vanna Marchi, la regina delle televendite che avrebbe raggirato la buona fede degli spettatori, potrebbe tornare libera prima della prossima estate, con l'affidamento in prova ai servizi sociali. Lo ha spiegato il suo difensore, l'avvocato Liborio Cataliotti, nel corso di una conferenza stampa a Milano, dopo che nei giorni scorsi la Cassazione ha ridotto la condanna definitiva per la donna portandola dai 14 anni inflitti dalla Corte d'Appello di Milano a nove anni e sei mesi.
Il legale ha chiarito infatti che la Marchi ha gia' scontato quattro anni di detenzione tra carcere e domiciliari e se si aggiungono un anno di liberazione anticipata che maturera' e tre anni di indulto, le resta un anno e mezzo da scontare e il prossimo 4 marzo potra' essere presentata la domanda di affidamento in prova ai servizi sociali. ''Questa primavera chiederemo l'affidamento in prova – ha spiegato il difensore – cioe' la liberta' con l'impegno e l'obbligo di andare al lavoro seguendo le indicazioni dei giudici''. La 'teleimbonitrice', ha detto il suo avvocato, ''continuera' a lavorare al bar vicino alla Stazione Centrale di Milano dove gia' lavora (attualmente usufruisce del regime del lavoro esterno, ndr), anche con l'affidamento in prova. Nel bar lei non fa solo la barista ma fa anche una sorta di intrattenimento per i clienti''. Per sua figlia, invece, Stefania Nobile, per cui la Cassazione ha ridotto la condanna portandola da 12 anni e 10 mesi a otto anni e un mese, che si trova ora in detenzione domiciliare, appena arriveranno le carte della sentenza da Roma, l'avvocato potra' chiedere l'affidamento in prova. La Nobile, ha aggiunto l'avvocato, ora si trova su una sedia a rotelle perche' ha avuto problemi a un ginocchio e usera' il tempo dell'affidamento in prova per curarsi. Il legale, infine, ha denunciato ''la grossolanita' degli errori'' che avrebbe compiuto la Corte d' Appello di Milano nel calcolare la pena, ''poi aggiustati dalla Corte di Cassazione''. La Marchi e la Nobile, secondo il legale, ''hanno subito una ingiustizia perche' quelle pene inflitte dalla Corte d'Appello erano il frutto di cinque errori di diritto e di matematica''.
