Verdurai siciliani cercano commessa che conosca il dialetto trevigiano

TREVISO, 15 SET – Tutta colpa delle ''segoe'', le cipolle in dialetto veneto. Nonostante i due anni trascorsi a Treviso, per Giuseppe ed Emilio Cardaci, titolari di un ortofrutta a Treviso e Mogliano e di una azienda a Casale sul Sile, restavano sempre delle ''cipudde'', per dirla alla siciliana: cosi', per dribblare le barriere linguistiche e agevolare la clientela allergica all'uso dell'italiano, si sono decisi ad apporre sulla vetrina del negozio un cartello per cercare una commessa ''nostrana''.

''Abbiamo bisogno di una ragazza che conosca il dialetto – spiega Emilio, 32 anni, originario di Niscemi, un passato di operaio Fincantieri – e capisca quello che dicono i nostri clienti. Noi a molte parole riusciamo ad arrivare per intuito, ma non sempre basta''.

Ecco l'idea del cartello, come riportata la Tribuna di Treviso, che campeggia in bella vista tra zucchine lunghe e pomodori pachino, raccolti rigorosamente nell'azienda di famiglia, frutto del lavoro di tre generazioni. Fino ad ora all'appello dei due fratelli non ha ancora riposto nessuna ragazza con le caratteristiche indicate: ''si sono presentare signore siciliane, portoricane, albanesi e rumene – dice Emilio Cardaci – ma di trevigiana neppure una''.

L'intraprendente imprenditore tiene a precisare che dietro la sua richiesta non vi e' assolutamente una motivazione razzista. ''Per lavorare qui a Treviso, soprattutto con le persone anziane – spiega – non basta l'italiano, bisogna conoscere bene il dialetto''.

E se gli si chiede come mai abbia lasciato le aziende agricole siciliane per trasferirsi al nord, Cardaci risponde: ''nel 2008 andammo sotto di 15 mila euro con la produzione di pomodorini ciliegini. Abbiamo capito che vendendo ai grossisti non potevamo campare, percio' l'unica soluzione era di aprire dei nostri punti vendita al nord''.

Published by
admin