Una lucidità estrema, mantenuta prima, durante e dopo l’omicidio del proprio padre. Ha mantenuto il sangue freddo Piergiorgio Zorzi, 22 anni di Verona, mentre decideva come uccidere il padre al termine dell’ennesima lite, dovuta, a quanto pare, al volume troppo alto della tv mentre guardava la finale di Champions vinta dall’Inter.
Una lucidità mantenuta anche mentre lo uccideva, quando poi lo ha fatto a pezzi e infilato nel bidone della spazzatura. Una freddezza sostenuta fino all’ultimo, andando a dormire e riprendendo la vita di sempre, e anche oltre, quando ormai scoperto dalla polizia, Zorzi ha raccontato ogni dettaglio di quella sera delirante del 22 maggio. Ma di delirio non c’è ombra, perchè Zorzi mantiene la lucidità anche quando spiega al pubblico ministero ogni momento di quella sera e ogni motivo di ogni singola azione. Non un raptus, ma il lavoro preciso di chi ha deciso di uccidere, senza sensi di colpa. Piergiorgio Zorzi questa mattina, 31 maggio, ha raccontato agli investigatori tutti i dettagli.
Questo è il suo racconto di quella sera del 22 maggio scorso.
Piergiorgio, è a casa, nel quartiere San Massimo, Verona, e sta guardando alla tv la partita Inter-Bayern. Il padre, Giorgio, 66 anni, gli chiede di abbassare il volume e ne nasce una discussione, l’ultima di una lunga serie: i rapporti tra padre e figlio sono piuttosto tesi. Durante il violento diverbio il figlio colpisce il padre con due pugni facendolo cadere a terra.
Ma i pugni non calmano la sua rabbia, e quindi Piergiorgio prende un piccolo coltello tentando di tagliare la gola al genitore. Non ci riesce e stavolta prende un coltello da cucina e colpisce nuovamente il padre, prima alla gola, poi al fianco e quindi alla schiena.
A questo punto, quando è certo di averlo ucciso, Piergiorgio esce in balcone a fumare una sigaretta. Lo fa per rilassarsi, ma anche per controllare che i vicini non si siano insospettiti per i rumori provenienti dall’abitazione. Ritornato in salotto però non trova più il padre che nel frattempo, moribondo, si è trascinato fino alla propria camera da letto forse nell’estremo tentativo di raggiungere il telefono fisso e chiedere aiuto.
Piergiorgio guarda il padre in camera: l’uomo evidentemente non ha le forze per chiedere aiuto e suo figlio adesso, semplicemente aspetta che muoia. Quando è sicuro che il padre ha esalato l’ultimo respiro, Piergiorgio chiude la porta della camera matrimoniale e va a dormire nella propria stanza.
Secondo la ricostruzione – confermata al pm dallo stesso giovane – Piergiorgio il mattino dopo si sveglia tardi. Torna in camera per sincerarsi che il padre sia davvero morto, che l’omicidio non sia il frutto di una suggestione notturna. Giorgio è ancora lì dove lo aveva lasciato, in camera. A questo punto Piergiorgio scende nell’androne del condominio per prelevare un bidone utilizzato per la raccolta dell’erba tagliata e qualche volta per i rifiuti organici.
Torna in casa e prova a infilare il corpo del padre nel recipiente. Ma non ci riesce. A questo punto decide di passare le successive due ore e mezza a sezionare il cadavere. Prende una sega di metallo, taglia entrambe le gambe all’altezza del femore. Poi prende degli asciugamani e ci avvolge le membra e le mette nel bidone, che poi porta in garage.
Piergiorgio riprende la sua vita di sempre, per più di una settimana. A chiamare la polizia sono i vicini, insospettiti dal forte odore che proviene dal bidone. Piergiorgio viene interrogato per tutta la notte e per tutta la notte lui racconta al capo della squadra mobile della Questura di Verona, Giampaolo Trevisi, la sua storia.
