ROMA – Creare ”un esercito di ricercatori nel Paese, uno zoccolo duro della Ricerca”. E’ l’obiettivo al quale, attraverso le sua Fondazione, punta l’oncologo Umberto Veronesi. Ed il motivo e’ chiaro: ”Per combattere la guerra contro le malattie bisogna seguire gli insegnamenti del passato, che ci dicono che per intraprendere qualunque guerra ci vuole prima un grande numero di soldati”.
Creare una ”nuova generazione di ricercatori” non e’, secondo Veronesi, un’utopia: ”Con la Fondazione, finanziamo quest’anno 95 borse a giovani ricercatori e 26 progetti – ha detto l’oncologo in occasione oggi a Roma della cerimonia di consegna delle Borse 2012 -. Nessun altro ente in Italia finanzia un tale numero di borse di ricerca, e con cento l’anno si arriva a formare la nuova generazione di ricercatori in Italia”.
E a chi gli chiede quale possa essere il futuro per i giovani ricercatori, considerando gli scarsi finanziamenti disponibili, Veronesi risponde con ottimismo: ”La ricerca e’ planetaria, quindi il mercato della scienza e’ un mercato universale a cui i ricercatori devono essere preparati; non si puo’ cioe’ pensare di poter lavorare ‘sotto casa’. La scienza sicuramente crescera’ – prosegue – ed il bisogno di ricercatori diventera’ dunque un elemento fondante”.
Assegnando i riconoscimenti ai giovani scienziati presenti nella sala del Campidoglio, Veronesi lancia anche un ‘messaggio di vita’ che e’ un invito alla speranza: ”E’ importante credere nel futuro – dice rivolgendosi ai giovani – perche’ penso sia il miglior antidoto alla crisi di questi anni, che e’ una crisi economica, ma anche culturale, morale e psicologica. Il Paese oggi – afferma – e’ caduto in una condizione di depressione collettiva”.
Qualcuno, sottolinea poi con una battuta, ”ha proposto di mettere antidepressivi nell’acqua potabile di tutto il Paese … e’ un po’ troppo, ma qualcosa va fatto”. ”Il mio invito – conclude Veronesi – e’ a credere nel futuro e nel bisogno di combattere l’ignoranza, perche’ l’ignoranza non da’ diritti”.
