Mario Macinati, il fattore della casa di campagna dell’ex presidente dell’Aiag nei cui uffici nell’agosto 1990 lavorava Simonetta Cesaroni, ha cambiato ancora una volta versione: «Non ho mai conosciuto Pietrino Vanacore, mi sono sbagliato quando ho detto il contrario. Volete arrestarmi per questo?». Le dichiarazioni sono state rese nell’udienza del processo davanti alla III Corte d’assise presieduta da Evelina Canale che vede Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta, accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà .
Macinati entra nel processo in quanto «tuttofare» della casa a Tarano (Rieti) di Francesco Caracciolo di Sarno, direttore dell’Aiag che assunse la Cesaroni. Era stato indagato per false dichiarazioni proprio in merito alla circostanza di una sua presunta conoscenza di Vanacore. Interrogato dai magistrati, infatti, Macinati in un’occasione disse di non aver mai visto il portiere, mentre in un’altra di aver bevuto con lui due caffè (il 17 e poi il 28 marzo del 2008). Caffè che avrebbe invece preso con Salvatore Sibilia, dipendente dell’Aiag, all’ostello del Foro Italico. Nel corso poi di una conversazione in auto con il figlio Giuseppe (del 28 marzo 2008), oggetto di intercettazione ambientale oggi ascoltata in aula, l’uomo ha affermato di aver negato di conoscere Vanacore perché altrimenti Caracciolo si sarebbe arrabbiato.
Caracciolo non aveva un telefono nella sua abitazione e aveva dato come riferimento il recapito del fattore che si trovava a 16 chilometri di distanza. Per questo, qualcuno ha chiamato casa di Macinati. «La prima arrivò verso le 21 – ha detto il fattore – la seconda verso le 23. Io ero stanco morto rispose mia moglie. Il giorno dopo dissi all’avvocato che avevano telefonato quei matti degli Ostelli ma che non dissero chi erano». Questa circostanza è stata confermata anche da Giuseppe Macinati, figlio di Mario. «Quella sera ricordo arrivarono due telefonate. Cercavano l’avvocato Caracciolo. Mia madre rispose che mio padre stava riposando e che l’indomani mattina glielo avrebbe detto. A ragion veduta penso che dagli Ostelli e gli inquirenti cercavano Caracciolo per dirgli quello che era accaduto». Secondo Macinati quelle telefonate non furono fatte da Vanacore, come invece sostiene la tesi dell’accusa.
