GENOVA – ''Occorre che sia detto con chiarezza che i periti della Corte di Assise di Appello si sono limitati a valutare, e a smontare, il lavoro dei consulenti del pubblico ministero basandosi sui documenti prodotti, senza fare nuove analisi, pur essendo i reperti a loro disposizione''. A dichiararlo oggi e' il procuratore di Sanremo, Roberto Cavallone, dal 2001 al 2009, titolare delle indagini del delitto di via Poma, che porto' ad individuare in Raniero Busco, l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, l'unico indiziato di delitto.
Commentando le ultime novita' processuali, il pm ha sottolineato che ''sono state messe in discussione le uniche due certezze investigative''. ''I periti nominati dalla Corte di Assise – ha spiegato – mettono in dubbio addirittura due capisaldi su cui pm e difesa erano d'accordo: che la ferita sul seno della vittima era stata provocata da un morso, anche se la difesa asseriva non attribuibile a Busco, e che sul reggiseno e sul corpetto c'era il profilo biologico dell'imputato Raniero Busco, anche se la difesa sosteneva lasciato in un momento diverso rispetto a quello dell'omicidio''.