Simonetta Cesaroni fu uccisa dopo aver rifiutato un approccio sessuale violento. L’aggressore infatti diede alla vittima un morso al seno, lei reagì con un ceffone, poi le 30 coltellate. E’ la ricostruzione dinamica dell’omicidio di Simonetta, trovata morta il 7 agosto 1990 nell’ufficio romano degli Ostelli della gioventù, in via Poma, effettuata dai consulenti del Ris e dell’Università ‘La Sapienza’.
Durante l’udienza di mercoledì 7 luglio del processo che vede imputato per quell’omicidio l’ex fidanzato, Raniero Busco, il dottor Stefano Moriani, dell’Istituto di Medicina legale della Sapienza, ha illustrato i termini della ricostruzione dei fatti. Furono 30 le coltellate a Simonetta: 6 al volto, 3 al collo, 7 al torace, 8 all’addome e 6 al livello genitale.
”L’ipotesi – ha detto Moriani – è che l’omicidio sia avvenuto nello stesso luogo dove fu trovato il corpo. I colpi furono inferti in maniera omogenea, in un breve lasso di tempo, ma in momenti diversi”. Per Moriani, chiara è la cadenza temporale dei fatti: ”In seguito al morso al seno ci fu una reazione della vittima cui seguirono tutte le lesioni mortali. Il corpetto che fu trovato non era indossato da Simonetta, ma poggiato sopra il suo corpo. Vicino e accanto alla ragazza, due aloni di sangue presumbilmente ripulito con un indumento, ma anche delle gocce di sangue singole credo non della vittima ma dell’aggressore. L’imbrattamento sulla porta interna dell’abitazione, frutto di un trasferimento di sangue da parte dell’aggressore”.
Dall’esame del contenuto gastrico, l’individuazione dell’ora presumibile dell’omicidio: intorno alle 17. L’udienza è stata aggiornata al prossimo 19 luglio per sentire ulteriori consulenti del pm, i consulenti della difesa e forse per l’audizione di Salvatore Volponi, al tempo datore di lavoro di Simonetta Cesaroni che già in precedenza non ha reso testimonianza per le sue precarie condizioni di salute.
