Niente dialetto, battute e Rayban: vigili a lezione di buone maniere

ROMA – Vigili urbani a lezione di buone maniere: gesti controllati, più formalità nel dialogo e assolutamente niente dialetto e battute. Gli agenti della Polizia municipale stanno partecipando in tutta Italia a corsi di “gestione del conflitto”. Sono lezioni tenute da psicologi e sociologi, e servono a rendere i vigili un perfetto professionista, almeno dal punto di vista del comportamento.

I corsi, racconta Fabio Tonacci su Repubblica, durano in media 40 ore settimanali: si tratta di 8 ore giornaliere distribuite su 5 giorni. Ai comuni i corsi costano 5 mila euro ogni 20 poliziotti (in tutta Italia i vigili sono 70 mila). Le materie insegnate sono: comunicazione, riconoscimento degli stili sociali, gestione del conflitto.

Ecco il decalogo delle buone maniere per un vigile.

– Indossare correttamente la divisa, evitando foulard e accessori

– Togliere gli occhiali da sole durante la conversazione con il cittadino

– Usare esclusivamente forme di saluto formali (“Buongiorno”, “Buonasera”)

– Esprimersi con un italiano quanto più corretto, evitando le forme dialettali

– Evitare di fare battute di spirito al cittadino

– Non usare imperativi del tipo “lei deve”. Usare il più imperativo “si deve”

– La postura è fondamentale. Evitare di parlare con le braccia conserte

– Evitare di avvicinarsi troppo al cittadino, violando il suo “spazio vitale”

– Restare in piedi durante la redazione del verbale. E’ segno di autorità

– Individuare lo stile sociale del soggetto (diretto, amichevole, socievole)

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Alberto Francavilla