BARI – Sta suscitando scalpore il caso di Vito Manciaracina, 76 anni, detenuto nel carcere di Bari, in una situazione disumana. Fra i tanti detenuti anche molto malati, è senz’altro il carcerato in peggiori condizioni di salute di cui si abbia notizia in Italia. A denunciare il suo stato, diventato ora anche un caso politico dopo un’interrogazione parlamentare dei radicali, è una consulenza medico legale, al di sopra di ogni sospetto in quanto disposta dal Tribunale di Sorveglianza di Bari.
Tuttavia, nonostante quella perizia descriva un quadro clinico drammatico, i magistrati continuano a trattenerlo in cella, negandogli i domiciliari. E lasciandolo immobilizzato a letto con il pannolone, in stato confusionale, in preda a crisi epilettiche, in condizioni igieniche precarie.
Lo accudiscono i detenuti. Sono gli stessi detenuti, denuncia il suo avvocato Debora Speciale, “ad accudirlo per pietà , per quanto possono, ma col risultato che Manciaracina vive come un barbone in cella, sporco, maleodorante, le piaghe di decubito”. Ecco come il medico legale del Tribunale – la neurologa del Policlinico barese Elena Tripaldi – riassume il quadro clinico dell’uomo, portato in carcere nel 2008 per scontare l’ergastolo nonostante fosse già allora semiparalizzato. Le sue gravi patologie, va detto, cominciano molto tempo prima della detenzione, ma peggiorano dopo l’ingresso in prigione.
