ROMA, 11 OTT – Un romeno su due (49%) tra quanti vivono in Italia vorrebbe tornare in patria, e la percentuale sale al 71% tra coloro che in Romania hanno lasciato famiglia e affetti. Ma a ostacolare la prospettiva del rientro c'è la convinzione (oltre l'85%) che trovare lavoro in Romania sia ancora difficilissimo.
E' quanto risulta da un'indagine realizzata dalle Acli nell'Ambito del progetto "Medit", presentata oggi presso l'Accademia di Romania.
Promosso dall'Agenzia nazionale per l'occupazione della Romania, insieme con l'Ente di formazione professionale delle Acli, Medit è un "modello di cooperazione transnazionale" volto a favorire il "rientro produttivo" dei lavoratori romeni, per reinserirli nel mercato del lavoro valorizzando le esperienze e le competenze acquisite in Italia.
Il progetto prevede un servizio congiunto tra i servizi per l'occupazione dei due paesi, sostenuto da una piattaforma tecnologica di comunicazione per lo scambio di dati e informazioni.
I romeni sono il primo gruppo nazionale per numero di presenze in Italia: 968.576 secondo l'ultimo dato Istat, il 21% sul totale degli stranieri. L'indagine quantitativa realizzata dalle Acli ha coinvolto 1.200 lavoratori romeni residenti in Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Puglia.
LAVORO CURA PER LE DONNE,EDILIZIA PER GLI UOMINI – Per quasi due donne su tre (64%) tra quelle intervistate, la prima esperienza di lavoro all'estero e' stata nel settore del lavoro domestico e dell'assistenza familiare. Al contrario, per gli uomini è stato il settore dell'edilizia a rappresentare il primo sbocco professionale (42%).
PER 60% OCCUPAZIONE REGOLARE – Coloro che dichiarano di lavorare "in nero" invece sono il 18%; una quota che cala nettamente tra le persone che sono in Italia da più tempo (dal 32% di chi è arrivato in Italia dopo il 2009 al 9% di chi è arrivato prima del 2000). Significativa è anche la quota di persone disoccupate, pari al 19%.
SALARI, IN MEDIA MILLE EURO AL MESE – Il reddito medio dichiarato dai lavoratori intervistati è di mille euro, con forti differenze tra uomini e donne: i primi possono vantare un salario medio mensile di 1.250 euro, le seconde di soli 850 euro. Differenze significative si riscontrano anche analizzando i dati per settori d'impiego: a fronte dei 750 euro al mese di chi lavora in agricoltura, si hanno i 1.400 euro di chi è impiegato nell'edilizia.
Altra variabile significativa è la regione di residenza. Chi lavora al Sud è penalizzato rispetto a chi è occupato nelle regioni del Nord: tra Puglia e Friuli Venezia Giulia ci sono 500 euro di differenza. Quanto al motivo per il quale vive in Italia, la maggior parte (72%) risponde che in Italia guadagna di più. C'e' anche chi dichiara che la permanenza in Italia è dovuta alla migliore qualità della vita (52%) e alle migliori condizioni di lavoro (49%).
IL RIENTRO IN ROMANIA – Sebbene la prospettiva del rientro in patria non appaia vantaggiosa da un punta di vista economico, il 49% dei lavoratori esprime tuttavia il desiderio di tornare in futuro, e la percentuale sale (71%) tra chi ha lasciato a casa un affetto. Ma oltre l'85% ritiene che trovare lavoro in Romania sia ancora difficile, anche se molti sembrano non conoscere bene la situazione romena. Solo uno su cinque infatti sa che ci sono uffici che aiutano le persone che decidono di tornare in Romania.
