TARANTO,30 MAG – Da assassino reo confesso a 'manovale' addetto alla soppressione di un cadavere. Michele Misseri e' da stasera un uomo libero dopo 236 giorni passati in carcere durante i quali ha fornito agli inquirenti sette versioni per il delitto della nipote Sarah Scazzi, assassinata, pare, in casa degli zii il 26 agosto scorso. Taciturno e sottomesso – secondo l'accusa – alla moglie Cosima e alla figlia Sabrina, il 57enne e' tornato nella casa della morte in cui Sarah sarebbe stata strangolata da Sabrina con una cintura senza che la mamma di quest'ultima intervenisse per fermare la figlia. Potra' scendere nel garage dell'orrore in cui carico' sull'auto il cadavere della ragazzina. Potra' lavorare nelle sue campagne che ha abbandonato il 7 ottobre scorso quando fu fermato dopo aver confessato il delitto facendo ritrovare il cadavere della nipote in una cisterna piena di acqua piovana. I suoi concittadini, in realta', lo avevano riabilitato subito dopo il fermo della figlia Sabrina, il 15 ottobre. Ora invece e' il gip Martino Rosati che lo manda a casa sostenendo che l'uomo non ha partecipato al delitto ma ha avuto un ruolo nella soppressione del cadavere della quindicenne. Nel giorno della scarcerazione di zio Michele tornano alla mente le parole pronunciate frettolosamente dal procuratore di Taranto, Franco Sebastio, il giorno dopo il fermo dell'agricoltore: ''Il caso e' chiuso al 90%'', disse ai cronisti. Dopo otto giorni incasso' sportivamente il colpo con il fermo di Sabrina che riapriva le indagini. Il resto della storia e' scandito da una serie di colpi di scena seguiti con ossessionante interesse dai media fino all'arresto (del 26 maggio) della moglie di Michele Misseri, Cosima Serrano, e alla scarcerazione (di oggi) del contadino di Avetrana. Chissa' se tornando a casa Michele Misseri decidera' di dormire nel letto matrimoniale nel quale non riposava piu' perche' aveva paura di disturbare la sua 'Mimina'. Lui, infatti, preferiva sprofondare sulla sedia a sdraio della cucina perche' – raccontano i detrattori delle donne di casa Misseri – non poteva andare ovunque altrimenti avrebbe sporcato la grande casa di via Deledda. Chissa' se ritrovera' al loro posto, sui mobili, le foto incorniciate del suo matrimonio dove il giovane Michele, 30 anni fa, sorridendo stringeva le mani della sua innamorata: lei, vestita di bianco, aveva il capo coperto dal velo e da una corona di fiori bianchi; lui la guardava sornione e le donava una rosa bianca sfilandola dall'asola della sua giacca. Erano altri tempi.
