
ROMA – “Rapire Abu Omar è stato un errore, ma il Quirinale conceda la grazia e chiuda la storia”. Sabrina De Sousa, ex agente Cia, lo ha dichiarato in un’intervista a Maurizio Molinari de La Stampa. La De Sousa ha lasciato la Cia ed ora parla del sequestro dell’imam egiziano Omar, avvenuto a Milano il 17 febbraio del 2003. L’ex agente Cia parla degli “errori commessi dall’America e dall’Italia in questa vicenda” e chiede al Quirinale di concedere la grazia per i sequestratori.
La De Sousa dopo il sequestro non poteva lasciare gli Stati Uniti per questioni di sicurezza e quando il padre, che viveva in India, si ammalò e morì, lei arrivò appena in tempo per dargli un ultimo saluto. Poi decise di dimettersi, e racconta:
“«Dopo la morte di mio padre, mia madre era rimasta in India da sola, volevo andare a trovarla per Natale ma la Cia me lo ha impedito. Mi disse che non potevo andare all’estero perché avrei messo in pericolo la sicurezza di altri agenti. Allora chiesi di far venire mia madre. Feci la richiesta a luglio per Natale, mi risposero a gennaio: “Non è possibile”. Non solo: diedero disposizione al nostro ambasciatore a New Delhi di non autorizzare il mio ingresso nel Paese dove avevo la mia famiglia. È stato il momento in cui ho compreso che volevano me ne andassi. Così ho fatto, ora le dimissioni sono pubbliche»”.
L’ex agente Cia non può transitare in Europa, condizione che le impedisce di trovare un lavoro:
“«Nel 2002 , mentre ero a Milano come diplomatica, partecipai come interprete a una missione Cia-Sismi per indagare su Abu Omar. Fu il mio unico coinvolgimento, perché quando vi fu la “rendition”, in febbraio, ero in settimana bianca con mia figlia. Ma tanto è bastato per farmi includere negli americani coperti da immunità che sono stati condannati dalla Cassazione».
Il rapimento di Abu Omar, spiega la De Sousa, fu deciso da Jeff Castelli, capostazione a Roma che dopo l’11 settembre 2001 cercava un modo “per mettersi in luce”:
“«Una “rendition” veniva autorizzata se il personaggio portava una minaccia alla sicurezza e veniva arrestato dal Paese dove si trovava, che lo consegnava agli Usa. Queste erano le regole. Ma tali requisiti non c’erano perché su Abu Omar non c’erano mandati di cattura, neanche in Egitto. La Digos lo teneva sotto controllo e le autorità italiane non avevano intenzione di arrestarlo»”.
Un azione non necessaria, che è costata agli agenti Cia e ai membri del Sismi come Niccolò Pollari una condanna. La De Sousa, condannata in maniera definitiva dalla giustizia italiani insieme ad altri 22 americani, spiega:
“«Io sono vittima di due tipi di errori, quelli commessi dall’America nell’eseguire la rendition e quelli commessi dall’Italia nel perseguirla con la giustizia»”.
Secondo l’ex agente Cia l’Italia, condannando chi è coperto da immunità diplomatica, ha fatto n grave errore e creato un precedente internazionale, per questo dovrebbe concedere la grazia ai condannati americani:
“«Il Quirinale ha concesso la grazia a Joseph Romano, l’unico militare condannato assieme a noi diplomatici. Dovrebbe estenderla anche a noi, contribuendo così a chiudere questa triste pagina dei rapporti fra Italia e Stati Uniti, disseminata di errori di entrambi»”.
