Abu Omar, NY Times: “Mossa audace, potrebbe essere un precedente”

Abu Omar

La notizia della condanna dei 23 ex agenti della Cia accusati del rapimento dell’iman Abu Omar, il febbraio 2003, è rimbalzata sui principali media americani.

I giornali Usa mettono in risalto come il verdetto del giudice di Milano Oscar Magi sia il primo caso di condanna da parte di una corte occidentale della ‘extraordinary rendition’ operata dagli Usa, con cui elementi sospetti di terrorismo sono clandestinamente catturati e portati in altri Paesi dove sono interrogati.

«Per i pm italiani è un’enorme vittoria simbolica. La condanna di agenti dell’intelligence di un Paese alleato è una mossa audace, che potrebbe costituire anche un precedente in altri casi», scrive il New York Times.

Il quotidiano newyorkese sottolinea però che la sentenza «non dovrebbe avere grandi conseguenze pratiche, non dovrebbe cambiare le strette relazioni tra Italia e Usa». E il governo italiano – si legge nell’articolo -«nega ogni coinvolgimento».

Il Nyt riporta anche una intervista rilasciata al Giornale lo scorso giugno da Robert Seldon Lady, capo della Cia di Milano all’epoca dei fatti: «Certamente fu un’operazione illegale, ma è il nostro lavoro», aveva detto l’ex agente, condannato a otto anni.

Anche il Washington Post riporta ampiamente la condanna in contumacia dei 23 ex agenti citando un caso simile, che riguarda la deportazione di un cittadino tedesco nei Balcani, che però ha condotto ad un’azione legale civile e non a un processo penale.

Il sito della Cnn sottolinea invece come per i 20 ex agenti della Cia (per tre vale l’immunità diplomatica di cui godevano all’epoca dei fatti), potrebbero essere considerati “latitanti internazionali”. L’articolo poi ricorda che Michael Scheuer, ex analista della Cia, in un’intervista alla Cnn, aveva ricordato che «i servizi segreti italiani avevano approvato la cattura di Abu Omar».

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