ROMA – 'Camp Vianini', la base del Provincial reconstruction team (Prt) di Herat presa di mira questa mattina dai talebani, era stata gia' attaccata nel 2006, con modalita' molto simili all'attentato di oggi. L'assalto avvenne l'8 aprile: alle 8.40 locali, le 6.10 in Italia, ad una ventina di metri dall'ingresso principale, un'autobomba salta in aria. L'esplosione provoca un enorme cratere sulla strada, danneggia alcuni edifici e manda in frantumi i vetri di diverse palazzine del compound. Nell'esplosione, oltre al kamikaze, muoiono due afghani, un poliziotto di guardia alla base e un passante. Altre 8 persone rimangono ferite e tra queste c'e' anche un architetto italiano, Andrea Lorenzetti, quarantunenne di Massa: era arrivato ad Herat tre mesi prima per occuparsi di alcuni progetti di ricostruzione. Lorenzetti al momento dell'attacco si trovava nel suo ufficio, dove e' stato colpito dalle schegge di vetro. L'attacco, come oggi, e' stato rivendicato dai talebani: allora la telefonata arrivo' all'emittente locale 'Radio Arman'. Le indagini accertarono che l'autobomba era composta da tre granate di artiglieria, collegate tra loro.
