L’Afghanistan entra nell’era delle ferrovie. A settembre, scrive il quotidiano “La Stampa”, verranno inaugurati 75 chilometri di binari che collegheranno Hayraton, sul confine con Uzbekistan, con Mazar-e-Sharif, seconda città del Paese e principale centro degli scambi commerciali con l’Asia centrale. L’opera è stata finanziata con 170 milioni di dollari dall’Asian Development Bank (Adb), la costruzione della linea Hayraton-Marazi-e-Sharif è stata appaltata alle ferrovie uzbeke.
La ferrovia rappresenta una vera e propria rivoluzione non solo come nuova via di comunicazione ma soprattutto per ciò che rappresenta: una strada sicura per i 150 soldati della Nato da rifornire, costretti oggi ad attraversare le strade che arrivano dal Pakistan e da Turkmenistan infestate da banditi e talebani; un modo per abbattere il costo dei trasporti, specie di carburante, e per combattere le bande che vivono chiedendo il pizzo ai camionisti, mazzette che finiscono in gran parte nelle mani degli insorti.
Ma non è tutt’oro quello che luccica. Il vantaggio tattico rischia di trasformarsi in una disfatta strategica. «Chi controlla le strade di accesso, e le ferrovie, controlla l’Afghanistan», sostiene Malou Innocent, autore dell’inchiesta “Via dalla tomba degli imperi, una exit strategy per l’Afghanistan”. Ci vorranno, secondo Innocent, «migliaia di soldati per sorvegliare la nuova linea, altrimenti sarà distrutta alla stessa velocità con la quale è stata costruita».
Un altro pericolo è l’uso che Russia e Cina faranno della nuova ferrovia, un soldoni potrebbe essere una sicura via d’accesso all’Uzbekistan. L’azienda di Stato cinese Mcc, si legge ancora su La Stampa”, ha promesso al governo di Karzai di costruire oltre mille chilometri di ferrovia, da Mazar-e-Sharif a Jalalabad, passando per la capitale. Altri progetti, meno avanzati, propongono collegamenti con Kandahar dal Turkmenistan e una via diretta dal Sud a Kabul. L’Asian Development Bank è invece pronta a finanziare il tratto da Mazar-e-Sharif a Herat, a ovest, verso l’Iran. Sono i capitali asiatici che intendono proiettare l’Afghanistan nell’era delle strade ferrate, anche se con due secoli di ritardo.
Storicamente infatti la ferrovia in Afghanistan per essere ultimata ci ha messo ben due secoli, proprio a causa della posizione strategica del Paese. Iniziarono prima i russi e gli inglesi, che si erano divisi l’Asia centrale e le strade ferrate erano l’ossatura delle nuove conquiste. I progetti si fermarono nel primo decennio del Novecento, che da nord erano arrivati a Samarcanda e Buchara, in Uzbekistan e da Sud fino a Peshawar e Quetta, nell’attuale Pakistan.
Negli anni Venti i tedeschi presero in mano la situazione e realizzarono una piccola tratta, 7 chilometri da Kabul alla residenza reale di Darulaman, un giocattolo per il re Amanullah Khan che donò anche due locomotive e due vagoni nuovi di zecca. Poi Amanullah Khan fu assassinato, il progetto cancellato.
