ALGERI, 30 LUG – La guerra civile, che dilanio' l'Algeria negli anni '90, e' un ricordo sbiadito tra i ragazzi della capitale, ma non in chi visse quel periodo, drammatico, sanguinoso e comunque risolto. Oggi pero', nella capitale, cosi' come in molte altre citta' algerine, si torna a respirare quel clima di tensione mista a paura, sotto la spinta delle azioni dei gruppi terroristici islamici che, come accade alla vigilia di ogni estate, e quindi del Ramadan, tornano a colpire. E mai, come quest'anno, la loro aggressivita' viene avvertita da un intero Paese che sta con il fiato sospeso, in attesa di quel che potrebbe accadere e che tutti sperano non accada.
La stessa capitale vive una condizione di forte tensione, come testimoniano i posti di blocco che, concentricamente, la cingono e che costringono chi arriva ad Algeri a lunghe soste, sotto un sole micidiale, ma comunque sopportate con spirito civico, in attesa che vengano ultimati i minuziosi controlli, anche con moderne apparecchiature che rilevano la presenza di esplosivi.
Questo perche' le ultime ''operazioni'' dei terroristi stanno privilegiando tecniche mutuate da altri e lontani scenari di terrore, con l'uso di autovetture imbottite di esplosivo fatte saltare in aria tra la gente. Come le due vetture che dovevano raggiungere Algeri lunedì scorso e che sono state fermate, ad una sessantina di chilometri di distanza, in un posto di blocco da cui non sono uscite, saltando in aria con il loro carico di esplosivo sotto i colpi degli agenti. Solo un episodio, si potrebbe pensare, nella lunga storia del terrorismo algerino, ma che, in questa circostanza, impone una profonda riflessione perche' uno dei tre terroristi dilaniati si chiamava Abdelkahar Belhadj, aveva 23 anni ed era figlio di Ali Belhadj, il numero due Fronte islamico di salute che, uscito vincitore dalle elezioni politiche del '91, fu messo all'angolo dalla reazione dell'Esercito, con il quale il Fis ingaggio' una violenta lotta a colpi di attentati e repressione. Ali Belhadj, dopo lunghi anni di galera, e' uscito ufficialmente dal gioco politico, accettando la mano tesa del governo, con la legge di riconciliazione nazionale che ha fatto tornare nella legalita' i ''duri'' del Fis. Abdelkahar Belhadj era confluito nel 2006 in al Qaida nel Maghreb e questo, in un certo senso, chiude il cerchio del terrorismo islamico algerino che ha trovato, evidentemente, una continuita' con il passato, dapprima ideologica, oggi anche operativa. Il figlio di Ali Belhadj doveva mettere a segno un attentato suicida ad Algeri, in un luogo affollato, alla vigilia del ramadan, che comincia lunedi'. Una azione spettacolare che avrebbe dovuto ridicolizzare le certezze manifestate dal Governo, in particolare dal ministro dell'Interno, Daho Ould Kablia, sul fatto che non ci sono timori per la sicurezza, anche per le vittorie messe segno contro i terroristi a Bouira e Boumerdes.
Sara', ma il rosario di attentati, agguati, imboscate e autobomba, con il loro drammatico corollario di morti, su entrambi i fronti, non sembra lasciarsi condizionare dai proclami del governo.
