Yemen, leader tribale: “no alla guerra civile, sì ai negoziati”

ROMA – ”Avremmo voluto che ci fosse un
rinnovamento pacifico, ma il presidente Saleh, i suoi figli e la
sua cricca vogliono la guerra. Non gli permetteremo di portare
lo Yemen ad una guerra civile”: dopo i combattimenti infuriati
per tutta la settimana nelle strade di Sanaa, con almeno
un’ottantina di morti, oggi il capo della tribu’ Hashed Sadeq
al-Ahmar spiega che c’e’ una ”tregua”, che e’ in corso una
”mediazione per il cessate il fuoco”.
Stamani gli uomini di Ahmar avevano occupato una base
militare delle forze speciali, sulla strada tra Sanaa e la città
di Marib, a 75 chilometri dalla capitale, dopo violenti scontri,
con un bilancio di 7 morti (un soldato e sei delle forze
tribali), scatenando un raid aereo nel tentativo di
riconquistare la posizione e riaprire la strada.
Il capo tribale parla davanti ad una trentina di bare: sono i
suoi miliziani, parte di quel piccolo esercito di fedeli che nei
giorni scorsi erano arrivati a centinaia, fino alla capitale,
armati di rpg, bombe a mano, mortai, bazooka e diversi tipi di
fucili automatici, per difenderlo dall’attacco delle truppe di
Saleh.
Il capo tribu’, che non ha mai fatto mistero di essere
schierato al fianco dei manifestanti che vogliono l’uscita di
scena del presidente, al potere da 33 anni, parla dopo la
preghiera, davanti a migliaia di persone, in quello che e’ stato
battezzato il ”Venerdì della rivoluzione pacifica”, mentre
simbolicamente si liberano colombe della pace.
A pochi chilometri di distanza e’ invece di scena la
manifestazione dei lealisti. Sventolano il vessillo nazionale.
Hanno in mano la foto di Saleh, al potere da 33 anni, e reggono
alcuni striscioni rossi con la scritta ”Per Dio non te ne
andrai”.
In questo contesto le forze di sicurezza fanno sapere che tre
militari ed un civile sono morti in diversi attacchi nel sud del
paese, per mano di elementi riconducibili ad Al Qaida. Un
pericolo, quello della diffusione dell’organizzazione
terroristica, piu’ volte evocato da Saleh nel mettere in guardia
sulle possibili conseguenze legate alla sua uscita di scena.
Intanto dalle Nazioni Unite si dicono ”molto allarmate” per
le violenze che rischiano di trascinare lo Yemen verso la guerra
civile ed il collasso economico. “Abbiamo ricevuto notizie di
decine di vittime civili, donne e bambini inclusi, in seguito
agli scontri degli ultimi giorni. Ci sono anche notizie di
bombardamenti di zone residenziali da parte del governo”, ha
detto oggi a Ginevra il portavoce dell’Alto commissario dell’Onu
per i diritti umani, Rupert Colville. ”Siamo profondamente
preoccupati – ha aggiunto – che il governo spinga il paese
sull’orlo della guerra civile”.
E anche la Farnesina chiede di ”continuare la pressione
internazionale sul presidente Saleh perché si raggiunga
un’intesa politica” con l’opposizione, per ”una soluzione
pacifica secondo le linee di mediazione del Consiglio di
Cooperazione del Golfo”.

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