ROMA 25 MAG Migliaia di uomini sauditi – ROMA, 25 MAG – Migliaia di uomini sauditi si stanno "attrezzando" per andare a "frustare" tutte le donne che oseranno infrangere il divieto di guidare l'auto il 17 giugno prossimo, quando a migliaia, secondo le intenzioni annunciate sui social network, sfideranno la legge per rivendicare il diritto di spostarsi in macchina senza il bisogno di un autista. La "campagna dell'Iqal", dal nome della corda usata dagli uomini sauditi per cingere il loro copricapo (arma proposta per punire le automobiliste ribelli), sta viaggiando su Facebook ed ha già raccolto migliaia di adesioni. Tra gli aderenti, riferisce il giornale algerino El Watan nella sua edizione online, alcuni propongono di regalare casse intere di "iqal" ai giovani e di farli piazzare lungo le strade di Riad e delle altre città del Regno per "battere" le impertinenti che oseranno mettersi alla guida. Ma in tanti si sono già attrezzati: c'e' stato un vero assalto ai negozi, raccontano alcuni internauti, che fanno notare come i prezzi dell'iqal siano gravitati dall'inizio della campagna. L'iniziativa sta ottenendo una vasta eco sulla stampa saudita, in generale piuttosto favorevole alle donne e al loro desiderio di guidare. Su Okaz, riporta El Watan, lo scrittore Abdo Khal deplora il divieto in vigore contro le donne e dice di non sapere, riguardo alla campagna degli "uomini fustigatori", se sia meglio "ridere o piangere", mentre sul quotidiano al-Watan un editorialista, Ahmed Sayed Atif, suggerisce di perseguire le donne che si mettono alla guida "solo per non possesso della patente". Intanto un gruppo di intellettuali ha lanciato una raccolta di firme per ottenere la liberazione di Manal al-Charif, una delle promotrici della campagna 'Women2drivecampaign' arrestata sabato scorso per essersi fatta riprendere al volante di un'automobile e per aver poi diffuso il video su Youtube. Liberata dopo alcune ore, Manal, un'informatica di 32 anni, e' stata arrestata di nuovo domenica mattina e incriminata per aver ''incitato le donne'' a mettersi al volante. Nel video diffuso su Youtube, Manal affermava che ''nessuna legge islamica proibisce alle donne di guidare'', aggiungendo che il divieto e' frutto del regime ultraconservatore. Ma la campagna dell'iqal dimostra come non sia solo il regime, ma una mentalità maschilista radicata nella società che le donne dovranno combattere per accedere all'emancipazione, una lotta che ora parte dal diritto di guidare, ma che in realtà insegue conquiste ben più importanti, come il diritto di voto, di svolgere un lavoro indipendente o di scegliere il proprio marito. Un diritto quello che, forse, di fronte alla "campagna dell'iqal", per loro è il più agognato.(ANSAmed).
