LONDRA, GRAN BRETAGNA -Sarebbero oltre 45 i lavoratori stranieri in Arabia Saudita condannati a morte e con tutta probabilita’ destinati all’impiccagione, secondo quanto rivela l’Observer, il domenicale del Guardian, sottolineando come si sia imposto all’attenzione di osservatori e comunita’ internazionale il trattamento riservato ai lavoratori stranieri da parte delle autorita’ saudite.
L’inquietante dato e’ emerso dopo il caso della decapitazione nel Paese di una domestica cingalese di 24 anni, Rizana Nafeek: i numerosi appelli alla clemenza e la mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale rispetto all’episodio nulla ha potuto contro la determinazione delle autorita’ saudite di eseguire la condanna a morte.
Secondo l’Observer, che cita gruppi per la difesa dei diritti umani, il numero esatto – tra l’altro pressoche’ impossibile da ottenere – dei lavoratori stranieri, domestici soprattutto, condannati a morte e’ senza dubbio piu’ alto. Si segnalano in particolare 55 donne indonesiane che rischiano una sentenza a morte, con cinque di loro per le quali l’esecuzione della sentenza potrebbe essere imminente.
I lavoratori stranieri in Arabia Saudita secondo le stime disponibili sono un milione e mezzo, di cui 375 mila provenienti dallo Sri Lanka, tutti attratti dal miraggio di un lavoro introvabile nei loro Paesi di provenienza, come anche India ed Etiopia. Ma molto spesso i loro datori di lavoro li trattano come schiavi.
Le autorità saudite non permettono loro di contattare le rispettive ambasciate, e quando scappano, e poi ripresi, vengono solitamente accusati di furti e condannati a morte. Vi sono stati casi di domestiche accusate di stregoneria e di altre che per difendersi dai padroni che volevano violentarle li hanno uccisi e sono state tutte condannate a morte.
