Tra gli altri firmatari anche Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia. Ma stati membro come Gran Bretagna e Paesi Bassi hanno invece orientamento contrario. Londra in particolare, che ha un’industria di settore forte e in lingua inglese, vede nell’apertura del mercato con gli Usa possibili vantaggi. E teme che la contropartita di questa esclusione possa andare a discapito dei suoi interessi.
Il documento, trasmesso alla presidenza del Consiglio, alla vicepresidente della Commissione Neelie Kroes commissaria per l’agenda digitale, alla commissaria per l’Educazione Androulla Vassiliou, al commissario al Commercio Karel De Gucht, e ai presidenti delle commissioni Cultura e Commercio internazionale del Parlamento europeo, sottolinea come la potenza dell’industria audiovisiva americana faccia di questo settore una delle priorita’ per gli Stati Uniti in tutti i suoi negoziati sul commercio.
Si teme che ne vada della stessa possibilita’ di applicare le leggi, le regole, le sovvenzioni che salvaguardano questa industria. Nella lettera si sottolinea inoltre come rinunciare a portare avanti delle politiche ambiziose in favore della cultura, ed in particolare del cinema e degli audiovisivi, sara’ come privarsi di un’importante leva per la crescita e l’impiego e dimenticare che la cultura non e’ un bene come tutti gli altri. La posizione e’ stata ribadita al Consiglio Cultura da numerosi stati membri. Il ministro francese Aurelie Filippetti uscendo ha affermato: ”Per la Francia e’ una linea rossa”.
Quello che di fatto si chiede e’ una definizione allargata dell’ ”eccezione culturale”, difesa dalla Ue, affinche’ possa abbracciare anche il campo delle nuove tecnologie. Il ministro ai Beni Culturali Massimo Bray alla sua prima uscita ha dichiarato: ”Abbiamo discusso dell’eccezione culturale, un tema importante. E’ stata una discussione ricca e come Italia abbiamo rappresentato l’importanza di questo tema che e’ sicuramente lo strumento migliore per sensibilizzare rispetto a quelle che sono le identita’ culturali di un paese”.