Battisti fa marcia indietro: adesso chiede perdono. “Ma non sono pentito”

CANANEIA (SAN PAOLO), 7 SET – Dopo aver detto che avrebbe ucciso, che non si pentiva di nulla, adesso Cesare Battisti torna a parlare e fa marcia indietro: chiede ”perdono” per le vittime degli attentati avvenuti in Italia negli anni ’70, ammettendo le proprie ”responsabilità politiche” ma negando la sua partecipazione diretta agli attacchi terroristici.

Allo stesso tempo, l’ex militante dei Proletari armati per il Comunismo, in un’intervista all’ANSA, respinge la parola ”pentimento”: ”Non mi piace, è una ipocrisia, sinonimo di delazione, è legata alla religione”.

”Chiedo perdono come responsabile politico, non come responsabile militare di una partecipazione diretta agli attentati”, ha detto Battisti intervistato dall’ANSA nella casa messa a disposizione da un amico brasiliano a Cananeia, sul litorale di San Paolo.

Le responsabilità ”maggiori” sono proprio quelle ”politiche”, ha proseguito Battisti indicando che ormai ”da anni” è in una posizione di ”autocritica e riconsiderazione” di tali fatti. ”Il punto – ha tenuto a precisare – è che non ci sia confusione”, che tale assunzione di responsabilità ”non voglia dire confessione di partecipazione diretta” agli attentati.

”Sento responsabilità – ha proseguito Battisti – per aver partecipato ai Proletari armati per il comunismo e mi assumo oggi una responsabilità maggiore di quella reale, di quella cioè che avevo all’epoca perché ero un ragazzino”. Ma, ha aggiunto, ”la parola pentimento non mi piace, è un’ipocrisia, sinonimo di delazione, è legata alla religione”.

Battisti – che si ritiene d’altra parte una sorta di ‘jolly’ in tanti processi giudiziari (”sono dappertutto, quando manca o non torna qualcosa sbattono dentro me”) – ha giustificato le fughe fatte in diversi paesi (Francia, Messico, Brasile): altrimenti, ha sottolineato ribadendo quanto detto più volte, rischiava di ”finire per pagare con l’ergastolo in Italia delitti che non ho commesso”.

Nel ricordare ”il periodo trascorso tempo fa a Puerto Escondido e in Messico, anni di riappacificazione, di ripensamento della società, in cui ha ‘normalizzato’ la sua vita”, Battisti confida di avere ora ”speranza di riconciliazione”.

”Quando c’è stato l’attentato a Pierluigi Torregiani e il figlio è rimasto ferito, ricordo che ho pianto, fin da subito, da quando ho letto la notizia su ‘La Notte’ di Milano”.  ”Ho sempre avuto grande compassione per le vittime, vorrei che la si avesse per tutte, di una parte e dell’altra. Già all’epoca degli attentati sentivo compassione”, ha detto ancora Battisti definendo nel contempo ”triste e infame” il fatto di essere stato accusato di quell’omicidio.

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Maria Elena Perrero